Caso Nocini: l’Università chiede la “revoca in autotutela”

L’Università di Verona ha formalmente avviato il procedimento amministrativo finalizzato a ritirare gli atti della procedura che hanno portato il figlio dell’ex Rettore Nocini a diventare, giovanissimo, professore ordinario presso l’Università, con una nomina firmata dalla nuova Rettrice Leardini pochissimi giorni dopo il suo subentro.
Tecnicamente, si tratta di un procedimento di “revoca in autotela” dei precedenti provvedimenti adottati dall’Università.
Ricordiamo che, come già illustrato in dettaglio, il dottor Riccardo Nocini fu l’unico partecipante al concorso interno bandito dall’Ateneo. Aveva al proprio attivo, nonostante la giovane età, numerose pubblicazioni, molte delle quali firmate insieme ad altri autori, tra i quali in diversi casi anche il padre ed ex-Rettore.
Il problema di questa nomina non fu, quindi, il profilo scientifico del giovanissimo candidato, da molti ritenuto di notevole livello, ma l’evidente elusione sostanziale della normativa sui conflitti di interesse.
Ora, come accennato in apertura dell’articolo, arriva il procedimento di “revoca in autotutela” avviato dall’Università. Chiediamoci quali siano le prospettive di questo procedimento e cosa ancora manchi per un recupero completo dell’immagine della nostra Università, senza dubbio toccata da quanto avvenuto.
Quanto al primo aspetto, i procedimenti in autotutela – vale a dire quelli con i quali un’Amministrazione pubblica fa “marcia indietro” rispetto a propri precedenti atti – richiedono un’approfondita comparazione fra l’interesse pubblico a revocare i provvedimenti già adottati e gli interessi privati dei soggetti che su tali provvedimenti avessero fatto affidamento. Occorre valutare in concreto la sopravvenienza di ragioni di pubblico interesse, ovvero una diversa valutazione di quelle originariamente dedotte nell’atto.
E queste valutazioni possono essere sempre contestate dall’interessato nell’ambito di un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, di non brevissima durata e di esito non facilmente prevedibile. In sintesi, quella ora adottata dall’Università è una strada giusta e necessaria, ma – a causa dell’assurdo percorso che era stato in questo caso portato avanti dall’Ateneo – giuridicamente non semplice.
Manca invece ancora – o quanto meno non è stata resa nota – l’iniziativa a nostro avviso fondamentale: un audit interno all’Ateneo finalizzato ad evidenziare le mancanze nei controlli preventivi, che hanno portato a questa situazione incresciosa, ed a migliorare tali controlli per il futuro. Le migliori pratiche a livello internazionale richiedono che audit di questa natura vengano condotti da esperti la maggioranza dei quali sia indipendente dall’Istituzione coinvolta.
In sintesi, quindi, adottare decisioni in autotutela, cioè fare marcia indietro rispetto a questa singola nomina, è complesso dal punto di vista del diritto, impegna molte risorse per l’Università e ovviamente non ripara completamente il danno di immagine. Riflettere onestamente e pubblicamente sui difetti nei controlli interni che hanno portato a questa situazione sarebbe invece il solo modo per recuperare pienamente il prestigio dell’Ateneo.
Perché, vale per le persone come per le Istituzioni, sbagliare fa parte della vita. La questione decisiva è se e come sai, certo, rimediare agli errori, ma soprattutto comprenderne le ragioni profonde e prevenire il loro ripetersi in futuro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
