Da tempo una parte della politica locale insiste sui benefici che Verona potrebbe ottenere diventando una Città Metropolitana. L’idea viene presentata come un salto di qualità istituzionale, capace di garantire maggiore peso politico, più risorse e una governance più moderna. Eppure, se si mettono a confronto le Città Metropolitane con l’attuale sistema delle Province, la promessa di una reale differenza appare meno evidente di quanto venga raccontato.

Le Città Metropolitane sono enti territoriali di area vasta, dotati di una struttura istituzionale ben definita. Al vertice c’è il sindaco metropolitano, che coincide automaticamente con il sindaco del comune capoluogo. È lui a rappresentare l’ente, a convocare e presiedere il Consiglio Metropolitano e la Conferenza Metropolitana, a sovrintendere al funzionamento degli uffici e a proporre il bilancio. Accanto a questa figura opera il Consiglio Metropolitano, composto dal sindaco e da un numero variabile di consiglieri in base alla popolazione residente. Si tratta dell’organo di indirizzo e controllo, chiamato ad approvare regolamenti, piani, programmi e il bilancio, oltre a proporre eventuali modifiche allo statuto. Completa il quadro la Conferenza Metropolitana, che riunisce tutti i sindaci dei comuni del territorio e che ha competenze sull’adozione dello statuto e un ruolo consultivo sull’approvazione dei bilanci.

Alle Città Metropolitane vengono attribuite le funzioni fondamentali già proprie delle Province. Tra queste rientrano la redazione di un piano strategico triennale del territorio, la pianificazione territoriale generale con particolare attenzione a infrastrutture, reti di servizi e sistemi di comunicazione, il coordinamento e l’organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale, la gestione della mobilità e della viabilità, la promozione dello sviluppo economico e sociale e il coordinamento dei processi di digitalizzazione e informatizzazione su scala metropolitana.

Anche le Province, così come ridefinite dalla legge Delrio, sono enti di area vasta e presentano una struttura sorprendentemente simile. Gli organi sono il presidente della Provincia, eletto dai sindaci e dai consiglieri comunali e in carica per quattro anni, il Consiglio Provinciale e l’Assemblea dei Sindaci. Il presidente ha funzioni di rappresentanza, convoca e presiede gli organi collegiali e sovrintende all’attività amministrativa. Il Consiglio Provinciale svolge un ruolo di indirizzo e controllo, approva regolamenti, piani e bilanci, mentre l’Assemblea dei Sindaci adotta lo statuto e fornisce pareri consultivi, con la possibilità di vedersi attribuire ulteriori competenze.

Le funzioni provinciali riguardano la pianificazione territoriale di coordinamento, la tutela e la valorizzazione dell’ambiente, la programmazione dei servizi di trasporto, la gestione delle strade provinciali, la programmazione della rete scolastica, la gestione dell’edilizia scolastica, la raccolta e l’elaborazione di dati tecnico-amministrativi per gli enti locali e la promozione delle pari opportunità nel mercato del lavoro.

Mettendo a confronto i due modelli, è difficile cogliere differenze sostanziali. Il sistema di elezione degli organi non è diretto in entrambi i casi, così come risultano molto simili le funzioni esercitate. Il Consiglio Metropolitano ha prerogative quasi identiche a quelle del Consiglio Provinciale, mentre la Conferenza Metropolitana ricalca in larga parte il ruolo dell’Assemblea dei Sindaci. L’unica vera differenza riguarda la figura che presiede l’ente: nelle Città Metropolitane è automaticamente il sindaco del capoluogo, mentre nelle Province il presidente viene eletto.

I sostenitori di Verona Città Metropolitana affermano che il nuovo ente non si limiterebbe a un ruolo di coordinamento, ma avrebbe una visione più ampia dello sviluppo strategico del territorio, con poteri più incisivi in ambito urbanistico e una maggiore vicinanza alle competenze comunali. Tuttavia, anche le Province già oggi si occupano di pianificazione territoriale, coordinandosi con i comuni e intervenendo nella tutela e nella valorizzazione dell’ambiente.

Alla luce di questo confronto, la sensazione è che la distanza tra Province e Città Metropolitane sia più lessicale che sostanziale. Cambiano i nomi, cambiano alcune modalità di rappresentanza, ma la struttura e le funzioni restano sorprendentemente simili. E forse è proprio su questo nodo, più che sugli slogan, che andrebbe aperto un vero dibattito pubblico.

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