Torna ciclicamente all’ordine del giorno la questione di Verona città metropolitana. Non è sbagliato, se si ricorda che nei territori metropolitani i comuni capoluogo svolgono una funzione centrale nell’economia, mostrando maggiore capacità attrattiva, occupazionale e imprenditoriale rispetto alle cinture urbane. Verona si inserisce pienamente in questo quadro: è la città più popolosa del Veneto e uno dei principali poli industriali regionali, con settori trainanti come meccanica, agroalimentare, chimica, editoria e moda.

Tuttavia, il sistema produttivo soffre una forte carenza di competenze, che nel 2023 ha generato una significativa perdita di valore aggiunto, pari a quasi 1,5 miliardi di euro per le imprese venete, con difficoltà nel reperire lavoratori nonostante la domanda sia elevata. Le micro e piccole imprese, soprattutto nel comparto artigiano, cercano di rispondere offrendo retribuzioni superiori alla media nazionale e sistemi di welfare innovativi, che favoriscono la fidelizzazione dei lavoratori.

A livello demografico, le previsioni indicano un calo della popolazione entro il 2030, accompagnato da un progressivo invecchiamento, fenomeno meno accentuato nei capoluoghi rispetto al resto del Paese. I comuni centrali mostrano anche tassi di attività e occupazione più elevati, inclusa una maggiore partecipazione femminile, mentre nelle cinture urbane crescono i divari. La mobilità quotidiana per studio e lavoro coinvolge oltre metà della popolazione metropolitana, con forti flussi pendolari dalle prime e seconde cinture verso i capoluoghi.

In questo contesto, l’istituzione della città metropolitana di Verona consentirebbe una gestione integrata della mobilità, dei trasporti, della pianificazione territoriale e dei servizi ambientali, oltre a un più facile accesso a fondi nazionali ed europei. Una governance unitaria favorirebbe lo sviluppo economico, l’attrazione di investimenti, il sostegno all’occupazione giovanile e la semplificazione amministrativa. E tutto ciò sarebbe positivo.

Appare un errore, però, puntare a questo obiettivo guardando solo ai vantaggi ottenibili dalla città capoluogo in termini di maggiori trasferimenti dallo stato, come sostengono molti che parlano di questa prospettiva.

La città metropolitana comprenderebbe anche i comuni dell’intera provincia. Per questi che prospettive si immaginano? Il dibattito in corso sul tema ignora questo aspetto e rimane centrato solo sul capoluogo, rendendo limitato e frustrante il ragionamento, segnalando una mancanza di visione assai grave perché continua ad immaginare un mondo assente fuor delle mura, rinunciando alle opportunità che una visione d’insieme invece può offrire.

La città metropolitana crea valore aggiunto solo se capace di costruire un modello di sviluppo e di tutela del territorio che comprende tutto il territorio provinciale coinvolgendo nel processo tutti i comuni della provincia. Ed anche se si riuscisse in questa complicata impresa, data la posizione strategica di Verona, per ottenere una soluzione veramente efficace si dovrebbe guardare oltre i confini provinciali.

Foto da Unsplash di Luca Dalge

Il limite strutturale della legislazione vigente (legge n. 56/2014), che vincola la città metropolitana ai confini provinciali, risulta anacronistico rispetto alla necessaria integrazione economica, infrastrutturale e urbana di Verona con territori limitrofi come Vicenza, Brescia, Mantova e Trento. Studi e analisi storiche confermano la necessità di un modello di “rete di città” sovraprovinciale e, potenzialmente, sovraregionale.

Si pensi ad esempio alle opportunità offerte dall’integrazione tra Verona e Mantova, con l’aeroporto situato lungo il tracciato della ferrovia che collega le due città, le opportunità offerte dall’economia culturale che tanto sostiene il valore dei due capoluoghi o gli aspetti di governo del territorio delle due provincie caratterizzata da aree urbanizzate senza soluzione di continuità.

In conclusione, trasformare Verona in città metropolitana rappresenterebbe un’importante opportunità di sviluppo; tuttavia, senza una visione più ampia che tenga conto dei valori e delle problematiche che interessano i comuni della provincia e senza una riforma normativa che consenta integrazioni territoriali più larghe, il rischio è di perdere una parte significativa del potenziale strategico del territorio.

Maurizio Facincani, Vicesindaco di Povegliano Veronese e Componente della Direzione Regionale del PD