Il copione, purtroppo, è diventato fin troppo familiare. L’Hellas Verona gioca, tiene il campo, lotta con ordine e personalità contro una squadra più forte, poi inciampa sul dettaglio che sposta tutto. Contro la Lazio arriva un’altra sconfitta in casa, maturata a poco più di dieci minuti dalla fine per l’autogol di Nelsson, un episodio che sintetizza in modo crudele una stagione segnata da errori puntuali e difficili da assorbire.

Eppure sarebbe profondamente ingiusto liquidare la prestazione gialloblù come negativa. Il Verona di Zanetti ha interpretato la gara nel modo giusto: primo tempo accorto, con linee compatte e ritmo controllato, e un secondo tempo più coraggioso, con la squadra che ha provato ad alzare il baricentro e a mettere qualche pensiero a una Lazio tecnicamente superiore. Il 3-5-2 ha imbrigliato abbastanza bene la formazione di Sarri, costringendola spesso a soluzioni laterali e limitandone la fluidità. Il confronto con il 4-0 dell’andata e con una classifica che racconta due mondi diversi rende ancora più evidente il valore della prova offerta dall’Hellas.

Spinto dal proprio pubblico, il Verona avrebbe meritato almeno il pareggio. Le occasioni, le situazioni potenzialmente pericolose, le transizioni costruite con discreta qualità non sono mancate. È mancato, come troppo spesso accade, l’ultimo passaggio giusto, il tiro pulito, quella scelta lucida che trasforma una buona azione in un gol. Più che di cattiveria, il termine giusto è qualità. Ed è una mancanza strutturale di questa rosa, non certo una questione di atteggiamento. In quest’ottica vedremo quale sarà l’operato di Sean Sogliano in fase di mercato di gennaio. Qualche elemento nuovo è già arrivato e altri arriveranno nelle prossime due settimane. Vedremo.

Zanetti può essere parte del problema, ma non il bersaglio unico. Quando i giocatori sbagliano passaggi elementari o scelte semplici negli ultimi sedici metri, il margine d’intervento dell’allenatore si riduce drasticamente. Il Verona oggi è a 13 punti, ultimo in classifica insieme al Pisa, con una partita in meno che verrà recuperata giovedì contro il Bologna. Numeri che pesano e che impongono riflessioni profonde.

Allo stesso tempo, qualcosa all’allenatore si può rimproverare. Quando sei sotto di un gol a dieci minuti dalla fine, restare rigidamente ancorati al 3-5-2 rischia di diventare un limite. I cambi di Zanetti sono quasi sempre uomo su uomo, ruolo su ruolo, senza una vera variazione di sistema. Questo rende la squadra prevedibile e facilita il lavoro degli avversari, che sanno già come il Verona proverà a costruire e rifinire. Manca quella mossa a sorpresa, quel cambio di assetto che possa aumentare la presenza offensiva e la pericolosità negli ultimi minuti. E di certo non può nemmeno essere considerato un tentativo l’ingresso di Ali Elmusrati al posto di un impalpabile Niasse a tempo ormai scaduto.

Il paradosso è che questo Hellas ha dimostrato di potersela giocare con tutti. Il pareggio di Napoli, arrivato pochi giorni prima contro i campioni d’Italia in carica e ancora in corsa per lo scudetto, è lì a ricordarlo. Con la stessa rosa, con gli stessi limiti, il Verona ha saputo alzare il livello e competere. Il problema è la continuità e soprattutto l’incapacità di evitare errori che arrivano puntuali e che, una volta subiti, diventano quasi impossibili da rimediare.

A rendere questo momento ancora più delicato c’è ora il calendario, che nelle prossime settimane offrirà al Verona una serie di occasioni che non possono essere sprecate. Nel breve l’Hellas affronterà il Bologna al Bentegodi, poi la Cremonese allo Zini in uno scontro diretto che, pur con i grigiorossi oggi più avanti in classifica, resta una sfida chiave tra potenziali concorrenti per la salvezza, quindi l’Udinese ancora in casa. Ma il dato forse più rilevante è quello che viene subito dopo: Cagliari, Pisa, Parma e Sassuolo. Una sequenza totale di sette partite complessive con tanti scontri diretti o comunque contro avversarie che non appartengono alla primissima fascia del campionato.

È in questo segmento di stagione che il Verona è chiamato a cambiare passo. Non tanto sul piano del gioco, che spesso c’è stato, quanto su quello dei punti. Perché è proprio contro squadre di questo livello che si costruiscono le salvezze e si definiscono i destini. È evidente che anche un eventuale fallimento di questo ciclo non chiuderebbe matematicamente i giochi: il campionato è lungo e la classifica, nei bassifondi, resta corta, con molte squadre ancora coinvolte. Ma continuare a rimandare l’appuntamento con la vittoria significherebbe complicarsi la vita oltre il necessario.

Non si possono più lasciare per strada, ad esempio, occasioni importanti come quella con il Torino, quando nella prima partita dell’anno la squadra dell’ex Baroni ha vinto 3-0 al Bentegodi in una partita che ha visto l’Hellas rimanere negli spogliatoi, né limitarsi a raccogliere applausi per prestazioni generose ma inconcludenti. A questo punto della stagione l’Hellas deve smettere di badare al bel gioco e iniziare a essere feroce nei risultati. Perché le partite ci sono, il calendario offre spiragli concreti e la salvezza passa inevitabilmente da qui. Ora o mai più.

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