Il 2025 è ormai in archivio. Dal punto di vista cinematografico è stato un anno con alcune sorprese e molte conferme. La nostra redazione di cinema ha selezionato alcune delle pellicole più significative viste quest’anno, in sala o sulle principali piattaforme di streaming.

Train Dreams (scelto da Ernesto Kieffer)

Film crepuscolare e profondamente americano, Train Dreams racconta una vita ai margini della Storia mentre l’Ovest viene attraversato dall’avanzata delle ferrovie. È il ritratto di un uomo mite, taciturno, quasi invisibile, che osserva il progresso senza mai dominarlo né contrastarlo. La narrazione procede per sottrazione, affidandosi ai silenzi, ai paesaggi e al tempo che scorre inesorabile, lasciando tracce sottili ma profonde.

La modernità avanza, le stagioni cambiano, le perdite si accumulano senza clamore. Joel Edgerton costruisce un personaggio di rara delicatezza, destinato a restare impresso non per gesti memorabili ma per la sua umanissima discrezione. Un film che rifiuta l’epica del West per restituirne la malinconica ombra, fatta di solitudine e memoria.

Regia Clint Bentley, con Joel Edgerton e Felicity Jones, USA, 2025, drammatico storico, 102’, tratto dalla novella di Denis Johnson.

Flow (scelto da Ernesto Kieffer)

Cartone animato sorprendente e poetico, Flow racconta la sopravvivenza e l’incontro attraverso il viaggio di un gattino in un mondo sommerso dall’acqua. Senza dialoghi, affidandosi esclusivamente a immagini e musica, il film costruisce una narrazione universale che supera barriere linguistiche e culturali. Gli animali che si incontrano lungo il percorso, diversi per specie e carattere, imparano lentamente a condividere spazio, paura e speranza.

La barca diventa rifugio, microcosmo, comunità provvisoria. Flow parla di solidarietà, adattamento e convivenza, suggerendo una lezione profondamente umana senza mai dichiararla. Un cinema visivo e sensoriale, capace di emozionare con una semplicità solo apparente.

Regia Gints Zilbalodis, Lettonia/Francia/Belgio, 2024, animazione muta, 85’, realizzato in Blender.

Black Bag (scelto da Ernesto Kieffer)

Con Black Bag Steven Soderbergh firma un thriller di spionaggio teso e sofisticato, costruito su una trama fitta di ambiguità, incastri e continui slittamenti di senso. Il ritmo è serrato ma mai frenetico, sostenuto da una scrittura che chiede attenzione e complicità allo spettatore. Al centro, più che l’azione, ci sono le relazioni, la fiducia e il sospetto che si insinuano anche nei legami più intimi.

Cate Blanchett domina la scena con eleganza e ambiguità, affiancata da un cast di altissimo livello. Soderbergh conferma la sua abilità nel maneggiare il genere con intelligenza e controllo, tenendo alta la tensione fino all’ultimo.

Regia Steven Soderbergh, con Cate Blanchett e Michael Fassbender, USA/UK, 2025, spy thriller, 94’.

Pomeriggi di solitudine (scelto da Emanuele Antolini)

Primo incursione nel documentario per Albert Serra, Pomeriggi di solitudine osserva e contempla la vita Andrés Roca Rey, considerato uno dei più grandi toreri di oggi.

Lo sguardo del regista spagnolo è completamente inabissato nell’aspetto rituale e arcaico che gravita attorno alla vita di Rey, come se fosse una creatura figlia di un mondo sommerso dalle macerie della storia.

Eppure Serra con una implacabile antropologia osservativa mostra come, anche oggi, l’uccisione del toro è vista come uno spettacolo pirotecnico tale da riempire le arene. Non c’è, da parte del regista, una presa di posizione bensì la scelta precisa di indagare l’aspetto grottesco di una pratica centenaria in cui serpeggia la natura brutale e assassina dell’uomo.

Regia di Albert Serra, Francia/Portogallo/Spagna, 2025, documentario, 125′.

The Shrouds – Segreti Sepolti (scelto da Emanuele Antolini)

Come pensare e modulare oggi il body horror, nell’epoca di una carne sempre più sintetica che devia il contatto fisico verso un imperante vuoto digitale? David Cronenberg, con l’acutezza di un venerato maestro, si insinua nella profondità del mondo online pensando al post mortem come se fosse un cimitero museale in cui le persone possono visualizzare in tempo reale la decomposizione del corpo di un proprio caro.

Le implicazioni etiche e filosofiche di questo futuro – forse non così lontano – sono infinite e aprono le porte verso un transumanesimo che fa della “nuova carne” un nuovo monito, al pari del Videodrome targato 1983.

Regia di David Cronenberg, Francia/Canada, 2025, Sci-Fi/Thriller, 119′.

L’uomo nel bosco (scelto da Emanuele Antolini)

Nella Francia rurale di un paesino di campagna ormai disabitato muore lo storico panettiere. A renderli omaggio Jérémie, ex apprendista del panettiere ma ora disoccupato. La sua vita, però, scombussola gli umori degli abitanti e, in mezzo al trambusto, ci scappa il morto. Sembra un giallo alla Claude Chabrol, ma L’uomo nel bosco si libera subito del lato ludico dell’indagine criminale per concentrarsi sulla moralità dei personaggi del film, scendendo man mano nel torbido della natura umana.

Non è di certo un caso che il deus ex machina del racconto sia un curato di campagna, la cui fede non è atta a fornire risposte ma a porre domande. L’oscuro fascino del desiderio resta ancora materia da scoprire e mai da condannare. D’altronde il titolo in originale recita “Miséricorde”.

Regia di Alain Guiraudie, Francia/Spagna/Portogallo, 2024, Giallo/Grottesco, 102′.

Superman (scelto da Matteo Cafarelli)

Il ritorno dell’azzurrone sul grande schermo mi ha positivamente drenato di tutta la mia passione per il cinema durante l’anno. Dopo mesi di promozione, sono entrato in sala con la curiosità e la fiducia piena nel regista dei Guardiani della Galassia.

Luce, speranza, ottimismo e bontà verso il prossimo. Questi i valori promossi dal supereroe più celebre nella storia, che è stato reso perfettamente dalla nuova direzione dei DC Studios. L’operazione non è stata solo perfetta per raccogliere nuovo pubblico per gli anni a venire, ma anche magistralmente condotta nella scrittura della sceneggiatura, in grado di tessere la tela con numerosi riferimenti alla società che ci circonda, soprattutto riguardo la politica. Come non citare le performance clamorose di David Corenswet e Nicholas Hoult. Quest’ultimo in particolare ci ha fornito il miglior Lex Luthor mai visto, malato di attenzioni e ossessionato nell’affondare il simbolo di Metropolis.

Regia di James Gunn, con David Corenswet, Rachel Brosnahan e Nicholas Hoult, USA, 2025, 130’.

Orfeo (scelto da Matteo Cafarelli)

Proiettato dal Circolo del Cinema a fine novembre, mi risulta difficile esprimere un parere conciso su quest’opera. Paradossale la cadenza temporale in cui l’ho visto, considerato il mio studio su vita e opere del celebre giornalista italiano Dino Buzzati, la cui graphic novel possiede la funzione di prima ispirazione per la realizzazione di questo film.

Poema a fumetti è un capolavoro visionario di fine anni sessanta, quasi impossibile da trasporre. Eppure Villoresi, insieme al gruppo di Fantasmagoria, è riuscito a farmi emozionare nella reinterpretazione del mito di Orfeo e Euridice. Le scene in stop-motion sono meravigliose, compresi i paesaggi sullo sfondo e l’utilizzo di luci e ombre lungo tutta la pellicola. Menzione doverosa per Luca Vergoni, Giulia Maenza e tutto il cast, che mi hanno tenuto con il fiato sospeso fino al termine della proiezione.

Regia di Virgilio Villoresi, con Luca Vergoni, Giulia Maenza, Aomi Muyock e Vinicio Marchioni, Italia, 2025, 74’.

Chainsaw Man – Il Film: La storia di Reze (scelto da Matteo Cafarelli)

Da grande appassionato del manga di Tatsuki Fujimoto, la trasposizione cinematografica di uno degli archi più interessanti degli ultimi anni mi ha folgorato. Non per la storia, naturalmente già di mia conoscenza, bensì per il modo in cui è stata perfettamente sistemata per il grande schermo.

La regia di Yoshihara è da capogiro, ma ciò che funge da collante perfetto per l’opera sono le colonne sonore composte appositamente da Kensuke Ushio. Denji è un catalizzatore di sensazioni e emozioni umane, che si lascia trasportare da riferimenti femminili in grado di portarlo perlopiù su percorsi tortuosi. La scelta di raffigurare l’amore sbocciato tra i due protagonisti con quelle musiche e quello stile citazionista nei confronti del cinema di Wong Kar-wai è straordinariamente azzeccata. Come per la serie animata non si sono limitati alla semplice traduzione delle tavole di Fujimoto, decidendo piuttosto di darsi una meritata libertà. Questo ha fatto sì che il potere esplosivo di Reze si mostrasse eccellente tramite l’alternarsi ideale di sonoro e luci. La giusta direzione per la giusta storia.

Regia di Tatsuya Yoshihara, tratto dal manga Chainsaw Man di Tatsuki Fujimoto, Giappone, 2025, 100’.

Frankenstein (scelto da Lorenzo Carponi)

Un sogno che si può vedere in quasi tutti i suoi film, un libro che lo ha formato, prima o poi questo film, di questo regista, doveva arrivare, non poteva rimanere nel cassetto: Guillermo Del Toro nel 2025 realizza il suo, personalissimo, Frankenstein.

Odio, innocenza e risentimento intrecciano le vicende di Victor Frankenstein (Oscar Isaac) e della sua marmorea creatura (Jacob Elordi). Il mostro verrà scalfito e, per quanto immortale, la sua pelle ne riporterà le ferite. Si può perdonare un male cosi familiare? Proprio il perdono (come già nell’originale opera di Mary Shelley) è perno attorno al quale gira il film. La poetica del regista messicano ammanta la pellicola nella maniera più commovente; certo, ci tiene a ricordare allo spettatore che lui è il regista di “Blade II”, e quindi si preme, forse eccessivamente, sull’acceleratore dell’azione. Nonostante questo, grandi interpretazioni e splendide atmosfere regalano un grande film e un’ottima trasposizione di un classico. Del Toro (per la seconda volta con Netflix) colpisce ancora!

Regia di Guillermo Del Toro, con Oscar Isaac, Jacob Elordi, Mia Goth, Christoph Waltz. USA, 2025, fantastico, horror, fantascienza, 149’.

KPop Demon Hunters (scelto da Lorenzo Carponi)

Dopo i grandi successi di “Spider-man: into the Spider-Verse” (2018) e “Spider-man: Across the Spider-Verse” (2023) la Sony Pictures Animation propone anche quest’anno un innovativo film animato.

Questa volta si lancia sulla moda dilagante del K-pop. Un’animazione più fluida e più coerente ci porta in Corea, dove facciamo la conoscenza delle “huntrix”, una band K-pop che, in segreto, porta avanti la missione di proteggere il mondo dalle continue invasioni demoniache. Musiche, coreografie, battaglie, coreografie, colori, canzoni cantate da delle voci splendide, intrecci amorosi e ancora coreografie. Mentre le nostre protagoniste ballano e cantano stanno anche facendo a pezzi dei demoni (che arrivano quasi a farci pena da quanto scarsi sono) rendendo le scene musical stimolanti e girate con grande maestria. Attualmente il film più visto su Netflix, “K-Pop Demon Hunters” sembra sia rimasto nella sua bolla (enorme) di pubblico, forse proprio a causa della sua esclusività sulla piattaforma rossa. È un peccato che non sia arrivato a un pubblico generale come successo con i due Spider-man targati Sony, forse i più scettici si fermano alla parola “K-pop”.

Regia di Maggie Kang e Chris Appelhans, con Arden Cho, May Hong, Ji-young Yoo. USA, 2025, commedia, avventura, musicale. 95’

Una Battaglia dopo l’altra (scelto da Lorenzo Carponi)

Fortunatamente c’è ancora qualche regista che non deve per forza migrare su Netflix per realizzare i suoi film. Paul Thomas Anderson resiste e mette tutta questa forza di resistenza nel suo splendido film.

L’amore di questo regista per il cinema, per tante forme di cinema, lo si vede in ogni singola inquadratura. Anderson non è un cinico fatalista, è un comico speranzoso e questo si riflette nel protagonista interpretato dall’ormai grandissimo Leonardo DiCaprio. Tensione al massimo e momenti di risate consegnano in perfetto stato un film, anzi, IL film, di critica sociale, per ora, del secolo. Piccoli avvisi come questi, se colti, ci dimostrano che il cinema è in un ottimo stato di salute e che no, non è morto. “Una battaglia dopo l’altra” è un film che non va dimenticato, un film generazionale troppo importante, carico di satira, speranza e soprattutto, amore per la forma d’arte più bella: il cinema. Per citare Francesco Alò “in questo momento storico così particolare c’è uno che fa le vignette del c***o [Wes Anderson] e uno che fa film seri [Paul Thomas Anderson]”.

Regia di Paul Thomas Anderson con Leonardo DiCaprio, Sean Penn, Teyana Taylor, Benicio del Toro. USA, 2025, drammatico, azione, commedia. 162’.

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