È ufficialmente terminato il girone A di andata della Serie C Sky Wi-Fi 2025/2026. Questa prima parte di stagione non ha del tutto sorriso ai rossoblù, che dopo un avvio a rilento, seguito dalla conferma contro le big della classe, sono sprofondati nei bassifondi della classifica, concludendo 17esimi. Tre le vittorie, sette le sconfitte, nove i pareggi; 19 i goal segnati, 24 quelli subiti.

Un rendimento decisamente altalenante, complice un calendario spalmato eterogeneamente nel corso dei mesi, al quale, nell’analisi, è inevitabile aggiungere i ripetuti infortuni subiti dagli interpreti prescelti da Gigi Fresco. La giostra ripartirà il 3/01 sul campo del Cittadella, con la speranza che questa sosta natalizia riporti quello spirito di serena convivialità, ma anche una pressione che possa smuovere una squadra che, anche nell’unione dello spogliatoio, sembra faccia fatica a ritrovare la bussola.

L’infortunio di De Marchi

Abbiamo perso il giocatore più forte di tutto il campionato“: così si è espresso Gigi Fresco nell’ultima conferenza pre-partita contro il Lumezzane, tenutasi lo scorso sabato 20/12 e conclusa sul punteggio di 0-0. Condivisibile o no la sentenza, Michael De Marchi rimane indubbiamente una pedina in grado di spostare gli equilibri all’interno del campionato di Serie C, con i 16 goal e 3 assist della passata stagione a certificarne il peso.

Foto di Nicola Guerra

Dopo un esordio stagionale con espulsione diretta e conseguente squalifica nella seconda di campionato, per l’attaccante classe ’94 è cominciato un calvario di infortuni al piede, con pluri-ricadute a settimane alternate. Nella gara contro l’Alcione Milano del 13 Dicembre, infine, quando la forma fisica sembrava essere tornata a livello, è arrivata la rottura del legamento crociato destro, con interessamento al menisco. Stagione compromessa. Fino alla gara in questione, comunque, le presenze collezionate da De Marchi sono state nove in totale su venti disponibili. Troppo poche per incidere davvero.

In una prima parte di stagione dove la Virtus ha raramente ripresentato gli stessi interpreti per due match consecutivi, la consapevolezza di non poter affidare le chiavi del reparto offensivo ad un leader come De Marchi ha pesato notevolmente. La stesura di gerarchie chiare è la prima chiave per la stabilità dell’undici, soprattutto in un campionato come la C, dove i giocatori in grado di smuovere le masse sono davvero pochi per spogliatoio.

Il crollo contro le “piccole”

Dopo le prime nove giornate di campionato la Virtus si trovava a -3 punti dal sesto posto, con le migliori formazioni del torneo affrontate con l’atteggiamento di un gruppo squadra che, piuttosto che ai bassifondi, guardava divertita ai play-off. Cittadella, Arzignano, Inter U23, Pro Vercelli, Giana Erminio, Brescia, Lecco, Vicenza; orgogliosamente sfidate con la cattiveria di una formazione esperta della categoria, con più di un’occasione in cui il goal decisivo è arrivato nei minuti finali del recupero. L’impressione era di uno spogliatoio che, nonostante le numerose cessioni di spessore avvenute nel calciomercato, non aveva intenzione di tradire le aspettative che aveva attirato su di sé.

Non a caso, Fabio Gallo, allenatore del Vicenza, nella conferenza post-match fra LaneRossi e Virtus Verona, ha commentato i ragazzi di Gigi Fresco definendoli “la squadra migliore affrontata finora“. E proprio dopo la “convincente sconfitta” contro il colosso Vicenza – che questa stagione sta letteralmente giocando un campionato a parte – è iniziato il tracollo della Virtus, che quest’anno non è ancora uscita dal Gavagnin-Nocini con i tre punti. La vittoria contro l’Alcione dopo quasi tre mesi a digiuno e il pareggio contro il Lumezzane hanno dato nuovo respiro alla squadra, che non perderà da un mese, certo, ma che non ricordava neanche più che sapore avesse una vittoria.

Contro Pro Patria, Pergolettese, Dolomiti Bellunesi, Novara, Albinoleffe, Triestina e Lumezzane, infatti, il bottino conquistato ammonta a soli cinque punti, frutto di una “pareggite contagiosa” che non avvantaggia, ma effettivamente nemmeno affossa del tutto i ragazzi di Borgo Venezia.

Foto di Nicola Guerra

Sì alla doppia punta

Sono tre le vittorie conquistate su un totale di diciannove partite disputate. Contro Pro Vercelli, Giana Erminio e Alcione Milano. In tutte e tre le gare il comune denominatore è stato lo schieramento a doppia punta nel tipico 3-5-2 rossoblù. Un aspetto che poco ha a che vedere con una banale coincidenza. In un modulo con difesa a tre come quello messo in campo da Gigi Fresco, senza esterni d’attacco, con i due quinti che tendono ad accentrarsi dentro al campo, Patanè su tutti, è imprescindibile presentare due punte con compiti differenti: la prima a fare da raccordo, la seconda ad attaccare la linea avversaria. De Marchi in questo era maestro, vedi i gol contro il Novara e Ospitaletto. Le innumerevoli rotazioni sono però costate care alla Virtus, che senza una vera e propria gerarchia prestabilita ha faticato nel mantenere una linea guida nell’arco di questo inizio di stagione.

Per quanto riguarda i restanti interpreti offensivi, l’alba della nuova annata aveva finalmente presentato un Michael Fabbro ispirato, con quattro goal e due assist a referto in otto partite. Duttile in entrambi i compiti citati in precedenza, è stato impiegato anche come punta singola, affiancato spesso da due trequartisti a reggere l’impalcatura. Anche il suo rendimento, però, è stato frenato da un infortunio muscolare che lo ha tenuto lontano dal campo per cinque partite in totale.

Pupillo di Mister Fresco, invece, è stato il neo-arrivato dalla Juventus Tommaso Mancini, che dopo un avvio di stagione da titolare inamovibile, sembra essere sceso nelle gerarchie. Punta pivot, meno mobile rispetto ai due Michael, al quale manca però un po’ di pulizia tecnica nel volgare e rude lavoro spalle alla porta che gli viene affidato.

E per una titolarità strappata, vi è un’altra che viene invece concessa. Il post De Marchi sarà quasi certamente responsabilità di Mattia Pagliuca, classe 2002 che proprio nella gara contro l’Alcione ha sostituito il compagno di squadra infortunato, segnando il gol valevole per la vittoria Virtus per 0-1. Ben strutturato fisicamente, abile nell’attacco alla profondità ma che non rinuncia a svariare sul fronte offensivo per ricevere la palla sui piedi, nelle fasi più concitanti della partita è facile trovarlo anche in zona più esterna, per puntare poi la porta da lì.

Resta il mistero di Hachim Mastour. Anche lui rimasto sotto ai ferri per due mesi e mezzo in seguito ad un grave infortunio al polpaccio. Sono però soltanto due le presenze in campionato, per un totale di 45 minuti, da sommarsi alla titolarità conquistatasi alla primissima uscita stagionale in Coppa Italia contro il Forlì, persa 3-2.

La rovesciata di Mancini contro il Trento. Foto di Nicola Guerra

Difesa e centrocampo

Se le gerarchie del reparto d’attacco non sono state rese davvero esplicite nel corso del girone d’andata, lo stesso non si può dire di quelle più arretrate. In particolare, il pacchetto difensivo sembra fondarsi su una continuità nelle scelte di titolarità. La difesa a tre, infatti, pare avere cognomi ben definiti: Toffanin, Munaretti e Bassi formano un trittico ormai consolidato, al punto da apparire “tatuato” nelle idee dello staff tecnico. Bassi, inoltre, viene spesso utilizzato anche come quinto di centrocampo, con Daffara pronto a subentrare e garantire affidabilità nelle rotazioni. La difesa dei pali, invece, esattamente come l’anno scorso, se la sono alternata Sibi e Alfonso.

Resta però aperto un interrogativo: questa fermezza nelle scelte è figlia dell’elevata affidabilità degli interpreti oppure è dettata da un numero limitato di alternative a disposizione? Un dubbio legittimo, che trova parziale risposta nelle parole della società, la quale non ha nascosto la volontà di muoversi sul mercato proprio alla ricerca di un difensore, per ampliare le opzioni e aumentare la competitività del reparto.

A centrocampo, invece, le gerarchie si sono evolute con il passare delle giornate. Dopo un avvio di stagione che vedeva Muhameti, neo arrivato dall’Atalanta U23, partire spesso dal primo minuto, e Bulevardi alternarsi con Gatti in una staffetta da mezz’ala (il primo impiegato spesso come trequartista nella variante 3-4-2-1), l’assetto si è progressivamente trasformato in un reparto sempre più “Zarpellon–Fiorin–Fanini dipendente”. Proprio Fanini rappresenta una delle sorprese più liete dell’annata: classe 2001, fino a ieri titolare nel dilettantismo veneto, è diventato oggi un perno della mediana tra i professionisti, mostrando personalità, continuità e una maturità tattica fuori dal comune.

Danilo Bulevardi. Foto di Nicola Guerra

Sugli esterni, infine, la Virtus può contare su quinti di grande spinta. A destra spicca il nome di Patanè, partito a razzo con due gol e tre assist nei primi due mesi, oltre a una partecipazione costante e qualitativa alla manovra offensiva. Capace di agire quasi da regista in trequarti ma anche di accendere l’azione nell’uno contro uno, rappresenta una risorsa chiave. A sinistra, invece, un’affidabile Amadio si alterna con un Saiani in netta crescita.

Sottovalutare la doppia cessione della coppia centrale di centrocampo Metlika-Mehic, titolari inamovibili nella passata stagione e fra i migliori dell’intero girone A 2024/2025, è stata forse una mossa poco razionale da parte della società. In zona di governo, l’assenza di due “fuori quota” del loro calibro si sta facendo sentire, soprattutto nell’incredibile lavoro da collante fra reparti che erano chiamati a svolgere. Mancano infatti i goal da parte dei centrocampisti in questa stagione, così come la “cassaforte umana” a cui affidare il possesso in fase di costruzione. Sono soltanto due le reti in totale del reparto: uno di Zarpellon, l’altro di Bulevardi. Mehic solamente, alla fine dello scorso girone A, ne aveva realizzati sei. Differenze che stanno pesando come macigni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA