Il Malacarne riapre. Dopo mesi di chiusura, lo storico rifugio dei randagi creativi di Veronetta torna a vivere come associazione e spazio culturale indipendente. L’obiettivo è uno: restituire al quartiere un luogo tra memoria, cultura e comunità.

Aperto nel 1998 in un’ex macelleria, per oltre vent’anni il locale è stato un punto di aggregazione culturale, tra concerti, arte e laboratori creativi. Un luogo naïf, tatuato di murales, che ha accolto intere generazioni.

Oggi il nuovo Malacarne supera la dimensione del bar per trasformarsi in uno spazio culturale. Al timone ci sono lo scrittore Loris Righetto e Miriam Ferrazzano, che hanno dato vita al Malacarne Art Lab, associazione culturale pensata per promuovere pratiche artistiche.

Il locale di Veronetta rinasce così con una formula nuova: inclusiva, sostenibile e rispettosa del quartiere. La volontà è infatti quella di lasciarsi alle spalle le criticità del passato, che ne avevano offuscato la reputazione, offrendo alla città un laboratorio culturale.

La riapertura – in via Corticella Fondachetto – è prevista tra febbraio e marzo 2026. In attesa del vernissage inaugurale, Loris e Miriam hanno anche lanciato una raccolta fondi, per rendere lo spazio fin da subito partecipativo.

Le nuove pagine del “Mala” – soprannome per gli amici – sono quindi pronte per essere scritte. E le sue porte ad aprirsi a chiunque abbia un’idea, una storia o sete d’arte.

Un luogo simbolo per la Veronetta artistica

Una serranda abbassata può fare male? A Loris Righetto sì. È la sensazione che provava passando davanti al Malacarne chiuso. Un sentimento simile a quello cantato da Max Pezzali nel suo inno d’amore alle discoteche abbandonate. Dopotutto, i ricordi di Righetto legati al locale sono molti. 

Loris ha iniziato a frequentarlo infatti più di vent’anni fa, quando alla radio risuonava proprio la musica degli 883. «Era una seconda casa – racconta – che offriva qualcosa di raro: opportunità semplici ma preziose, ospitando nomi di qualità come gli scrittori Paolo Nori o Paolo Cognetti.» 

Loris trova quindi nel locale di Veronetta un ospedale per “malati d’arte”. E non lo abbandona più. «Sono sempre stato un frequentatore, tranne nell’ultimissima fase – spiega Righetto. Saperlo spento, o ricordato con una fama che non gli apparteneva mi dispiaceva moltissimo.» Anche perché proprio lì, lo scrittore ha incontrato la sua «compagna d’avventure, nonché moglie: Miriam.»

Ed è stata proprio Miriam, un giorno, a notare un cartello: affittasi per uso commerciale. Da lì è iniziato tutto.

Malacarne Artlab: più di un bar, un laboratorio culturale

Affittare il locale, però, non bastava. Loris ha sempre sentito che il Malacarne non fosse solo un bar, ma qualcosa di più: un purgatorio per anime ferite dalla piattezza culturale. Un luogo dove «era possibile stare, incontrarsi, lavorare, creare, anche senza dover essere “qualcuno”.»

Nasce così Malacarne Artlab, associazione culturale e laboratorio creativo. L’ambizione è creare un “terzo luogo” tra casa e lavoro, uno spazio che a Verona – secondo Righetto – oggi manca, «soprattutto nei quartieri attraversati da studenti e operatori culturali.»

L’associazione metterà inoltre lo spazio a disposizione di altre realtà, collettivi e singole persone, nell’inclusione più assoluta. «Giovani, vecchi, studenti squattrinati, filosofi, expat confusi, chi fugge da Tinder o dal gruppo WhatsApp di famiglia»: tutti saranno i benvenuti.

Accanto all’associazione culturale ci sarà comunque un piccolo bar, pensato per garantire la sostenibilità del progetto nel tempo. A incorniciarlo, elementi ormai identitari: il calcetto, le «riviste fancy» e «la bella gente che le sfoglia per darsi un tono».

Corsi, murales e attività culturali

Il primo lavoro come laboratorio creativo è già in corso. Una giovane muralista, conosciuta come Loww_la su Instagram, sta realizzando un murale che diventerà il simbolo del vernissage di apertura.

Oltre a questa opera fondante partiranno corsi di scrittura creativa, tra cui “Incroci”, laboratorio attivo da quattro anni, curato da Francesco Biasi.

L’idea è poi quella di ampliare l’offerta, creando occasioni di incontro e contaminazione tra le persone del quartiere. Ogni proposta sarà valutata: ogni idea – grande o piccola – che abbia bisogno di una casa.

Murale all'intero del Malacarne, storico locale di Veronetta

Un locale inter-generazionale

C’è poi un tema molto caro a Loris Righetto: quello generazionale. La prima artista della nuova vita del Mala ha infatti 29 anni. Ma l’intenzione è quella di dare spazio anche a fasce d’età più giovani. «In Italia spesso chi arriva per ultimo non ha luoghi di espressione: ti trovi ai margini, con lavori precari e spazi che sembrano dirti “tu stai da parte”», spiega Righetto.

L’obiettivo è essere, invece, nel proprio piccolo, un segno controcorrente. Senza la pretesa di cambiare il mondo, ma provando a creare occasioni concrete. Perché i bar non devono essere solo luoghi di consumo, ma anche di permanenza e relazione. E il Malacarne, nel suo nuovo capitolo, vuole rimanere uno spazio inclusivo.

Il contributo alla città di Verona

Secondo Loris Righetto, il locale «con il suo essere naïf, bohémien e graffittato, magari non è il luogo perfetto dal punto di vista dell’arredamento, ma lo è nel profondo perché ha un cuore». Un’anima capace di far vibrare nuove corde a Veronetta.

Grande attenzione sarà quindi dedicata alla qualità delle proposte e al rispetto del quartiere, anche per scrollarsi di dosso l’ombra degli ultimi anni. Episodi di disagio notturno hanno infatti contribuito ad associare una cattiva reputazione al Malacarne che, tuttavia, «non rappresenta l’identità e la storia di questo spazio.» E nemmeno il suo futuro.

La raccolta fondi per la rinascita del Malacarne

Per sostenere la rinascita del Malacarne e renderlo fin da subito uno spazio partecipativo, è stata lanciata una raccolta fondi rivolta alla comunità del quartiere. Loris e Miriam definiscono i sostenitori del progetto come «il dottore che appoggia il defibrillatore sul caro Frankenstein di Veronetta».

La campagna non serve però a finanziare l’apertura in sé, ma a determinare quanto lo spazio potrà essere accessibile e condiviso sin dai primi passi. 

I fondi serviranno per esempio ad acquistare la strumentazione necessaria, sostenere la programmazione culturale iniziale e rendere il Malacarne Artlab «operativo e vivo fin da subito.»

Per la raccolta fondi, sono previsti diversi livelli di tesseramento e ricompense dal tono ironico e identitario: dalla “spilletta tessera del Mala” alla “Mala-tazza con logo rifiutato”, fino al “kit amico sincero”.

Tra febbraio e marzo si terrà infine il vernissage di apertura dell’associazione culturale, con la presentazione ufficiale del progetto, del murale e una festa aperta al pubblico. 

Tutto è quindi pronto per l’avvio di un progetto unico per il quartiere di Veronetta: un locale in equilibrio tra socialità, produzione culturale e convivenza urbana.

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