Hungergefuehl: riflessione e salvezza
Una band giovane, ma già sorprendentemente consapevole, capace di mescolare rap, punk, rock e shoegaze in un suono personalissimo.

Una band giovane, ma già sorprendentemente consapevole, capace di mescolare rap, punk, rock e shoegaze in un suono personalissimo.

La musica ci segue, è parte di noi. Capita quindi che, viaggiando, siamo tentati di esplorare una città cercandone i luoghi sonori, quei posti che la rendono viva in modi che non compaiono sulle guide.
A Stoccarda c’è un locale che fa esattamente questo: periodicamente dà spazio alle band della regione, promuovendone la crescita e ospitando le prime vibrazioni di progetti destinati a maturare. Il 29 novembre, varchiamo la soglia del Club Zentral, un luogo essenziale, una cavità musicale nel ventre della città. Nessun ristorante, nessun tavolino: solo un palco, le luci e il pubblico. Si può comprare giusto una birra, nella bottiglia, e poi lasciarsi attraversare.
È qui che, quella sera, ci siamo imbattuti in tre ragazzi con un’energia immediata e contagiosa. Una band giovane, ma già sorprendentemente consapevole, capace di mescolare rap, punk, rock e shoegaze in un suono personalissimo: ruvido, atmosferico, diretto. Si chiamano HUNGERGEFUEHL. Letteralmente “sensazione di fame”, ma nel loro caso la fame non è mai banalmente fisica: è un’urgenza emotiva, un bisogno di espellere, raccontare, gridare quello che pulsa dentro e attorno. HUNGERGEFUEHL è il progetto del cantante e autore Sören Ebel, col fondamentale supporto di Miguel alla chitarra e Alex alla batteria.
La prima cosa che colpisce è la scrittura. I testi di HUNGERGEFUEHL non cercano metafore consolatorie: sono cronache crude del presente, fotografie di un sistema che traballa, di una gioventù che oscilla tra rassegnazione e chiamata all’azione. Il brano “Ich werde mich radikalisieren” ne è un esempio limpido. Un testo che alterna sarcasmo e denuncia, puntando il dito contro ipocrisie politiche, derive estremiste e violenze istituzionali: “Die 68er haben Immobilien in Friedrichshain / könnte die mal bitte jemand enteignen… Und was die Bullen im Gruppenchat schreiben konnte keiner wissen” — “I sessantottini possiedono delle proprietà a Friedrichshain / qualcuno potrebbe per favore espropriarle… E nessuno poteva sapere cosa scrivevano i poliziotti nella chat di gruppo.”

Il ritornello — “Ich werd mich radikalisieren / Kommst du mit oder bleibst du hier?” — “Mi radicalizzerò / Vieni con me o resti qui?” — non è un invito alla violenza, ma la rappresentazione di un paradosso generazionale. Non a caso il testo si chiude con una precisazione netta: “HUNGERGEFUEHL unterstützt in keiner Weise […] jegliche Formen von Faschismus, Sexismus, Antisemitismus oder Homophobie” — “HUNGERGEFUEHL non sostiene in alcun modo […] nessuna forma di fascismo, sessismo, antisemitismo o omofobia.” Questa presa di distanza è resa ancor più esplicita nel documento ufficiale del brano, dove il gruppo sottolinea di opporsi chiaramente anche alle posizioni dell’AfD.
Accanto alla rabbia sociale, però, c’è una vulnerabilità che sorprende. Nel brano “Rückzug” affiora un linguaggio intimo, quasi sussurrato, che racconta il ritiro emotivo, le crepe di un rapporto, la paura che serpeggia nei silenzi: “Es gibt nichts was mich beißt, nur dein Blick… Warme Tropfen kühlen mein Gesicht” — “Non c’è niente che mi morda, solo il tuo sguardo… Gocce calde rinfrescano il mio viso”; “Verwelkte Blüten, verstaubte Gesichter erzählen die Geschichten nicht mehr lang” — “Fiori appassiti, volti impolverati non raccontano più le storie a lungo.”
La musica si fa più larga, più sospesa: le chitarre diventano un fluire opaco, lo shoegaze avvolge il punk, e tutto assume il peso di un ricordo che continua a premere.
Questa doppia anima — rabbia e fragilità — è il centro emotivo di HUNGERGEFUEHL. Ma è solo una parte della loro evoluzione. Come ci raccontano, il progetto entra in una fase nuova dopo la pubblicazione del singolo “abschied” nel dicembre 2024, inizialmente percepito come una fine ma in realtà necessario per segnare un confine: “Was wie ein Schlussstrich wirkte stellte aber in Wirklichkeit einen Neuanfang dar” — “Ciò che sembrava una fine era in realtà un nuovo inizio.”
È nel caos del mondo, tra paure e instabilità, che nasce il bisogno di una metamorfosi. Durante l’estate 2024, le prime idee del nuovo corso musicale prendono forma: chitarre più ampie e dissonanti, voce più profonda e melodica, un suono che non cerca perfezione ma intensità.
Questa trasformazione sfocia nell’EP “blumenausdreck”, uscito la scorsa primavera. Il titolo — fiori dal fango — è un manifesto. Racconta un processo universale: il riconoscimento del proprio dolore, il momento della fuga, poi la rabbia, infine la lenta risalita. Una sequenza emotiva che la band stessa definisce come “Reflexion, Rückfall, Reflexion, Realisation und am Ende die Erlösung” — “Riflessione, ricaduta, riflessione, realizzazione e infine salvezza.”

È un concept di caduta e rinascita, dove ogni traccia è un frammento di un percorso più ampio. “Dreck”, il primo brano completato, rappresenta il punto di partenza: quello in cui tutto fa male, tutto è sporco, tutto è peso. “Trauma”, invece, l’ultimo ad essere concepito, diventa una lunga distesa sonora che simboleggia le fasi della vita in cui ci si immobilizza per elaborare, per guarire: “Eine Heilung. Ein großes Ende das langsam in das Rauschen der Versöhnung fließt.” — “Una guarigione. Un grande finale che lentamente si trasforma in un mormorio di riconciliazione.”
Dal vivo, tutto questo prende corpo in modo ancora più diretto. Al Club Zentral l’impatto è fisico. La band alterna momenti di tensione serrata, vicini al punk, a muri sonori che aprono spiragli shoegaze; la voce di Sören fluttua tra rap articolato e linee melodiche scure, profonde. È un concerto che non si assiste soltanto: si attraversa. Ogni brano sembra un capitolo di un diario emotivo: la presa di coscienza, la fuga, la rabbia, la riflessione, la piccola pace che arriva alla fine, anche se solo per un attimo.
HUNGERGEFUEHL non è soltanto una band emergente: è il sintomo di una scena che ha ancora molto da dire. La loro forza sta nel raccontare ciò che brucia, ciò che divide, ma anche ciò che — in modo fragile, ostinato — continua a fiorire. Come ci raccontano, “am Ende tragen wir alle unseren Dreck durch die Blumenlandschaften dieser Welt” — “alla fine tutti camminiamo tra fiori e fango, con il nostro peso sulle spalle, eppure continuiamo.”
Linktree ufficiale: https://linktr.ee/hungergefuehl
Spotify: https://open.spotify.com/intl-it/artist/2rAUMaMk4713acMmT2prVl
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