La discussione sulle dimissioni del presidente della Fondazione Bentegodi rischia di restare confinata alle dinamiche interne della maggioranza e di perdere di vista il nodo centrale della questione. Al di là delle ragioni che hanno portato a quel passo indietro, un incarico peraltro svolto a titolo gratuito, il tema che riguarda davvero la città è il futuro della sede della Fondazione Bentegodi, società sportiva di proprietà comunale che rappresenta un patrimonio storico, sociale e urbano di Verona.

Via Trainotti, una sede non più all’altezza

Da oltre 140 anni la Bentegodi svolge una funzione pubblica essenziale, offrendo a migliaia di giovani l’opportunità di praticare sport ad altissimo livello, dall’atletica leggera alla pesistica, fino al nuoto. Un’attività che incide non solo sui risultati agonistici, ma anche sulla formazione delle persone, sulla salute e sulla coesione sociale. A fronte di questo ruolo e dell’impegno quotidiano di atleti, allenatori e allenatrici, le infrastrutture a disposizione risultano però largamente inadeguate. Il caso più emblematico è quello della squadra di tuffi che, nonostante abbia conquistato nell’ultima stagione dodici titoli italiani, attende da anni l’installazione di un secondo trampolino da un metro ed è costretta a spostarsi settimanalmente a Bolzano per potersi allenare dalle piattaforme, in assenza di strutture idonee a Verona.

Anche la sede storica di via Trainotti, che dovrebbe essere un polo sportivo e civico di riferimento, appare oggi strutturalmente incapace di ospitare le numerose attività della società. Da tempo si parla della necessità di una nuova sede, ma senza che questa esigenza si sia tradotta in una progettualità concreta. In uno scenario in cui sono sfumate le opportunità legate alle Olimpiadi invernali e ai fondi del PNRR, il Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari, che il Comune approva ogni anno, potrebbe diventare uno strumento di politica urbana attiva. La valorizzazione dell’area di via Trainotti, anche attraverso una modifica della destinazione urbanistica, consentirebbe la vendita dell’immobile tramite bando pubblico e il reperimento delle risorse necessarie per realizzare una nuova sede moderna, funzionale e adeguata al ruolo della Fondazione.

Rigenerazione urbana e sport pubblico

Le ipotesi localizzative non mancano e dovrebbero essere valutate all’interno di una strategia complessiva di rigenerazione urbana, orientata al recupero di aree pubbliche dismesse o sottoutilizzate e capace di integrare la nuova sede con impianti sportivi già esistenti. Tra le opzioni, l’area dell’ex Lido, su cui è stato avviato un percorso partecipativo i cui esiti non sono ancora stati resi pubblici, potrebbe rappresentare un’occasione per riqualificare uno spazio oggi marginale, valorizzare il sistema dei bastioni e ricucire il rapporto tra il vallo magistrale e il quartiere di San Bernardino, attraverso nuovi percorsi, funzioni sportive e spazi pubblici di qualità. Un’alternativa è l’area della Palazzina Masprone, costruita per i Mondiali di Italia ’90 e rimasta per decenni sottoutilizzata: insieme al parcheggio adiacente, offrirebbe un contesto adatto all’insediamento della nuova sede. In prospettiva, questo intervento potrebbe dialogare con la riqualificazione dello stadio e con un progetto più ampio di polisportiva capace di riunire le principali realtà sportive veronesi, in linea con la visione e l’eredità di Marcantonio Bentegodi.

La partita della Fondazione Bentegodi, dunque, va ben oltre le vicende di una singola società sportiva. Chiama in causa la capacità della città di costruire opportunità trasformative, mettendo in relazione sport, patrimonio pubblico, rigenerazione urbana e qualità dello spazio collettivo. Gli atleti e la storia della Bentegodi non possono più aspettare: serve uscire dalla logica degli alibi e assumere scelte concrete, trasparenti e condivise, per rendere Verona una città più vivibile, inclusiva e capace di investire sul proprio futuro.

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