Un finto “piano di pace”
Israele costruirà in Cisgiordania, nei territori occupati, 764 nuove abitazioni, che verranno messe a disposizione dei coloni per continuare l'invasione dell'area.

Israele costruirà in Cisgiordania, nei territori occupati, 764 nuove abitazioni, che verranno messe a disposizione dei coloni per continuare l'invasione dell'area.

Mentre è in corso la fase uno dell’accordo di pace tra Israele e Hamas, Israele continua con le proprie azioni di prepotenza. Infatti, il governo di Netanyahu ha approvato un progetto per la costruzione di 764 nuove case in tre diverse colonie in Cisgiordania. Colonie che Israele ha occupato nel 1967, nonostante la comunità internazionale e l’ONU le considerino illegali secondo il diritto internazionale. La comunità internazionale, a più riprese, ha chiesto ai governi israeliani che si sono susseguiti di lasciare ai palestinesi i territori occupati.
Al contrario, Israele, nel corso degli anni, non ha fatto altro che impadronirsi di nuovi spazi con l’utilizzo della forza e della violenza. Basti pensare che solo sotto il governo di Benjamin Netanyahu sono state costruite oltre 50mila nuove abitazioni nelle aree occupate. Le costruzioni avvengono tramite militari dell’esercito che arrivano nei luoghi da occupare, intimando agli abitanti palestinesi di andarsene e minacciandoli di usare la forza. I coloni si impossessano così delle terre e delle coltivazioni dei palestinesi, come accadrà per la costruzione delle nuove 764 abitazioni appena approvate dal governo israeliano.
Tutto questo continua ad accadere nonostante sia in corso l’accordo di pace voluto e sbandierato da Trump come un grande successo. Un accordo che viene violato continuamente e che, fin dall’inizio, appariva una pura illusione. Un inganno per cercare di zittire l’opinione pubblica, per abbassare l’attenzione su quanto accade nella regione e per permettere a Israele e agli Usa di perpetrare il piano di appropriazione di una terra per poi sfruttarla a proprio piacimento, secondo un disegno immobiliare e di speculazione già palesato.
Tutto questo accade mentre oltre 850mila Palestinesi sono costretti a vivere in tende sparse in 761 campi profughi, disseminati tra le macerie di un Paese devastato. Persone costrette a queste condizioni non solo a causa di una guerra genocidaria, ma anche per le violente operazioni di appropriazione illegittima di territori, terre e abitazioni da parte dei coloni israeliani.
Vite precarie sotto tende ancora più fragili, a rischio di crollare con la nuova tempesta in arrivo. Quasi tutti i campi profughi dove sono installate le tende sono allagati, poiché nella regione piove incessantemente da martedì. Le previsioni annunciano inoltre freddo, vento e grandine. Ai soldati israeliani è stato vietato svolgere esercitazioni all’aperto, costringendoli a rimanere al riparo, loro che, a differenza dei Palestinesi, hanno un luogo sicuro dove rifugiarsi.
Ma nonostante la pioggia incessante, ieri, secondo la stampa palestinese, sono stati uccise a Gaza altre tre persone, tra cui un bambino, facendo arrivare a 382 il numero dei Palestinesi uccisi dall’entrata in vigore del “cessate il fuoco” tra Israele e Hamas, lo scorso 11 ottobre. Tutto questo a conferma che il piano di pace voluto fortemente da Trump e Netanyahu e accettato da Hamas non è altro che un grande e colossale specchietto per le allodole.
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