Le elezioni anticipate dello scorso 18 maggio hanno segnato in Portogallo un’ulteriore svolta a destra, dopo che già le precedenti elezioni del 2024 avevano segnato la fine di un lungo ciclo socialista e l’ascesa del centrodestra guidato da Luís Montenegro, leader dell’Aliança Democrática. Pur avendo conquistato la maggioranza relativa dei seggi, Montenegro infatti oggi non dispone più di una maggioranza assoluta e il Parlamento resta fortemente frammentato.

L’elemento più dirompente del voto primaverile è stato il risultato di Chega, il partito di ultradestra guidato da André Ventura, che ha ottenuto il 23% dei consensi e si è imposto come seconda forza politica del Paese, superando di poco i socialisti e diventando così la principale forza di opposizione. Un nuovo equilibrio che ha aperto una fase politica a dir poco delicata. Il Partito Socialista, per anni vero e proprio perno della vita istituzionale portoghese, si trova oggi nel non facile compito di cercare e trovare ogni giorno un compromesso di responsabilità nazionale con il centrodestra, per evitare che Chega prenda il sopravvento e diventi determinante nei processi decisionali, anche se il Governo guidato da Luìs Montenegro (al suo secondo mandato) ha dichiarato apertamente di non volersi avvalere degli estremisti di destra.

In poche parole, dunque, il Partito Socialista si trova nella condizione di non appoggiare formalmente il governo, ma per il momento sta mantenendo una posizione “responsabile”, almeno su alcune votazioni chiave, almeno per evitare l’instabilità se non addirittura il blocco istituzionale. È una sfida che riflette le stesse tensioni che attraversano molti altri Paesi europei, dove la destra radicale cresce sempre alimentando il malcontento delle fasce più fragili della popolazione.

Immigrazione dalle colonie

In Portogallo, il tema dell’immigrazione gioca un ruolo centrale. Il Paese ha una lunga storia di legami con le sue ex colonie, come Brasile, Capo Verde, Angola, Mozambico, Guinea-Bissau, São Tomé e Príncipe e Timor Est. Molti cittadini di questi Paesi vivono da decenni in Portogallo, soprattutto a Lisbona, dove rappresentano una parte fondamentale della comunità urbana.

Tuttavia, negli ultimi anni la crisi economica, l’aumento del costo della vita (solo ad agosto nel Paese il costo delle case è aumentato del 21%, conferma Diario de Noticias, il principale quotidiano di Lisbona, ndr) e la percezione di insicurezza hanno alimentato tensioni che Chega ha saputo sfruttare con la solita retorica populista che contrappone il “popolo portoghese” agli “altri”, promuovendo politiche di chiusura e maggiore controllo dei flussi migratori. Niente di nuovo sul fronte occidentale, insomma.

Mentre il quadro politico nazionale si riorganizza, Lisbona continua a vivere un momento di profonda trasformazione che arriva da lontano e non dipende dai governi degli ultimi mesi. Solo vent’anni fa la città era ancora in gran parte degradata, sporca e insicura, seppur affascinante nella sua atmosfera rétro, con quartieri dall’aspetto anni Cinquanta e Sessanta e un centro storico segnato da edifici fatiscenti e microcriminalità diffusa. Era una capitale che sembrava vivere all’ombra del suo glorioso passato, incapace di ritrovare un senso di sé e della propria grandezza.

Rinascimento lisbonese

Negli ultimi anni, però, Lisbona ha conosciuto una rinascita che oggi è visibile in ogni angolo della città. Il sistema di trasporti pubblici è diventato uno dei più efficienti d’Europa, con metropolitane, tram, autobus e traghetti che collegano quartieri e periferie con puntualità e tariffe accessibili. Le politiche di riqualificazione urbana hanno portato alla ristrutturazione di interi isolati, con incentivi fiscali per restaurare edifici storici e programmi che hanno ridato dignità a spazi pubblici un tempo abbandonati. La città è oggi incredibilmente pulita, ordinata, lucente, e il suo centro è tornato a essere un luogo di bellezza e vitalità.

Questa trasformazione ha avuto un costo e ha generato nuove contraddizioni. Laddove un tempo dominavano la povertà e lo spaccio, oggi la pressione è dettata dall’arrivo di turisti da tutto il mondo, provenienti dall’Europa, dall’America e dall’Asia. Lisbona è diventata una meta internazionale di primo piano, simbolo di una modernità che convive con la sua storia marittima, proiettata verso l’oceano come ai tempi delle esplorazioni e delle colonie. La presenza di milioni di visitatori ogni anno ha inevitabilmente cambiato il volto della città: se da un lato ha portato ricchezza, lavoro e la possibilità di ristrutturare edifici che sarebbero altrimenti rimasti in rovina, dall’altro ha spinto molti residenti storici a trasferirsi altrove per via dell’aumento dei prezzi e della perdita di autenticità di alcuni quartieri.

Il turismo, dunque, ha trasformato Lisbona in meglio, ma ha anche creato un nuovo equilibrio fragile. Le aree centrali, un tempo pericolose e degradate, sono oggi piene di locali, musei, gallerie e ristoranti che contribuiscono a una nuova vitalità urbana, mentre la microcriminalità e i problemi sociali si sono spostati verso le periferie, decisamente meno sotto i riflettori ma anche lontano dall’essere risolti. La città è oggi una capitale internazionale a tutti gli effetti, ma deve ancora fare i conti con il divario tra la sua immagine scintillante e la realtà più difficile delle zone marginali.

Contradizioni e potenzialità

Questa vitalità, peraltro, è stata bruscamente ferita tre mesi fa da un evento drammatico. Il 3 settembre scorso, infatti, la storica funicolare di Lisbona, uno dei simboli della città, è stata protagonista di un tragico incidente che ha causato la morte di diverse persone, molte delle quali turisti stranieri. La tragedia ha scosso profondamente i lisbonesi e ha mostrato come anche in una città in pieno sviluppo la manutenzione e la sicurezza non possano mai essere date per scontate. Una tragedia che rimarrà nella memoria collettiva, soprattutto perché ha colpito un elemento che appartiene alla storia e all’identità della capitale.

Lisbona, oggi, incarna le contraddizioni e le potenzialità del Portogallo. È il cuore pulsante di un Paese che, mentre cambia pelle sul piano politico, deve affrontare sfide antiche e nuove: la gestione dell’immigrazione, la redistribuzione della ricchezza, la sicurezza urbana, la tutela del patrimonio storico. La sua rinascita non è un punto d’arrivo, ma un processo continuo, che deve essere alimentato da politiche lungimiranti e da una visione capace di conciliare modernità e memoria, apertura e coesione sociale. In questo, la capitale può essere un modello, ma anche un monito: la bellezza, se non è condivisa, rischia di restare solo una facciata.

La zona di Lisbona dove è avvenuto il terribile incidente a settembre

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