L’emergenza abitativa ha portato la Commissione europea a nominare per la prima volta un Commissario per l’energia e gli alloggi. L’aumento spropositato del costo degli affitti – dovuto in larga parte al perpetuarsi del fenomeno degli affitti brevi – ha causato (e tuttora causa) una bolla nel mercato immobiliare riflettendosi naturalmente sull’impossibilità da parte della popolazione più giovane di affrontare il carovita. Secondo i dati Eurostat in poco più di 10 anni i prezzi delle abitazioni nell’Unione Europea sono cresciuti del 53% mentre quello degli affitti del 27.8%: in Italia l’età media dei giovani che lascia la casa dei genitori è prossima ai 30 anni, uno dei Paesi in cui la fascia è più alta.

Secondo Mauro Zoccatelli dell’agenzia Tecnocasa: «Il proprietario di un’abitazione, ovviamente, sceglie quella che è la destinazione d’uso migliore in termini di redditività e in base a quello noi ci regoliamo. La domanda è molto alta di chi chiede un’abitazione per restare a vivere. Il problema è l’offerta. Faccio un esempio: se quattro, cinque anni fa c’erano cento appartamenti destinati a una locazione classica, adesso sono la metà. La clientela è comunque molto trasversale. Non ci sono famiglie numerose perché gli appartamenti banalmente non dispongono di un garage per l’auto. Perciò la maggior parte delle richieste riguardano convivenze con coinquilini».

Verona non è da meno. I dati riportati da un articolo su Veronasera sono allarmanti: da 56 abitazioni destinate agli affitti brevi del 2014 si è passati oggi a un numero esorbitante di oltre 3000. A questo consegue una difficoltà enorme da parte di studenti e lavoratori nel trovare abitazioni. Stringendo ancora di più la lente di ingrandimento e collocando il nostro sguardo su Veronetta (zona adiacente all’Università di Verona e prossima al centro storico della città) le cose non cambiano.

Veronetta infatti è una zona abitata e frequentata da molti studenti universitari che, una volta terminato il proprio percorso di studi, si trovano difronte a una scelta: continuare a vivere nel quartiere o trasferirsi, nonostante il caro affitti e l’aumento del costo della vita. Ne abbiamo parlato con Alice Spilimbergo e Laura Pellizzer, due ex studentesse universitarie.

Innanzitutto: perché venire a Verona per studiare?

Alice: «Personalmente ho scelto Verona come città dove studiare perché c’era l’indirizzo dell’università magistrale che mi interessava (“Editoria e giornalismo”) e Verona mi sembrava una città bella in cui vivere, non troppo grande, sicura e vicina a dove abito io a Oderzo. Consultando poi le caratteristiche dell’ateneo mi sembrava che offrisse buoni corsi».

Laura: «Io ero indecisa inizialmente tra Verona e Padova per proseguire i miei studi avendo il liceo linguistico. L’Università di Verona però offriva una prospettiva di corso diversa da Padova, ovvero lingue per il commercio internazionale. Inoltre Verona mi è sempre sembrata una buona città, con un giusto equilibrio tra benessere e offerte lavorative».

Dalla scelta dell’ateneo si passa alla ricerca di un alloggio. Trovarlo è stato difficile?

A: «Inizialmente molto e mi sono dovuta accontentare in realtà. Se avessi continuato a tergiversare non avrei potuto seguire le lezioni dato che la maggior parte degli appartamenti erano occupati».

Via Gaetano Trezza, una delle principali di Veronetta. Foto di Alice Spilimbergo

L: «Decisamente. Ti dirò di più, il problema veniva anche dai proprietari di ogni appartamento che visitavamo perché ci privavano del tempo di riflessione. Dato che la domanda era altissima chi chiedevano di dare una risposta entro tempi brevissimi».

In che zona di Verona abitate?

A: «A Veronetta. Ora viviamo assieme da un paio d’anni perché prima eravamo separate in due appartamenti diversi, ma sempre in questa zona».

Perciò avete scelto di rimanere.

A: «Io ho scelto di rimanere a Verona per frequentare un ulteriore master all’Università. Oltre a questo ho trovato lavoro, non nel mio ambito, ma comunque soddisfacente. In secondo luogo non volevo tornare nella mia provincia dato che le opportunità negli ambiti culturali in cui mi sono laureata non sono praticamente presenti. Inoltre, banalmente, vivevo bene. La mia cerchia di amicizie ora è qui a Verona e non volevo iniziare nuovamente tutto da capo. Certo, Verona rispetto ad altre province è cara però è una città a misura d’uomo oltre che densa di cose da fare».

L: «Io tra laurea triennale e magistrale vivo a Verona da ormai otto anni. Sia in triennale sia in magistrale ho trovato un lavoro in linea con quello che ho studiato perciò sono rimasta a vivere qui per questo. E al di là della questione lavorativa comunque mi trovo bene e la mia vita ormai è radicata in questa città. Se dovessi cambiare però non tornerei a casa a Bassano del Grappa ma andrei in un’altra città».

Via San Nazaro. Foto di Alice Spilimbergo

Avete percepito nel corso degli anni un aumento dell’affitto? E se questo graduale aumento persisterà, pensate ancora di rimanere a vivere nel quartiere?

A: «Sì, io ormai sono a Verona da quattro anni e l’affitto è aumentato gradualmente nel corso di questo tempo. Sono convinta che persisterà però, per vari motivi, vorrei rimanere qua. Un po’ per comodità logistica, dato che comunque vivere a Veronetta è più comodo rispetto al centro, e un po’ perché credo che al momento l’affitto è proporzionato alla zona. Se si vuole stare nelle zone limitrofe al centro è comunque la situazione più economica nonostante, ripeto, l’affitto in quattro anni sia aumentato e non poco.

Veronetta secondo la vostra percezione sta cambiando?

A: «Dal mio punto di vista sì. Vedo attività che stanno aprendo come locali e negozi per esempio di abbigliamento. La zona più degradata secondo me si sta spostando quasi verso il centro della città. Non so se è solo una mia percezione. Veronetta, grazie anche agli studenti universitari, si sta popolando».

L: «Quando sono arrivata otto anni fa, alcune zone come via XX settembre erano molto pericolose. Ora tra i lavori di ristrutturazione urbana, l’apertura di nuove attività e la promozione di eventi e iniziative, soprattutto in piazzetta Santa Toscana, i momenti di comunità collettiva riescono a vivacizzare la zona che un tempo percepivo più isolata».

A: «Secondo me bisognerebbe spingere ancora di più su aspetti sociali che promuovono la comunità. Per esempio il cinema di quartiere, un’area parrocchiale che funga da oratorio». 

L: «Sì più attività per il doposcuola e sfruttare con maggiore consapevolezza l’area verde della zona».

Foto di Alice Spilimbergo

Quindi le attività di comunità vi piacciono.

A: «È un quartiere molto giovane. Molti di quelli che adesso ci abitano sono come noi, ex studenti universitari che poi hanno scelto di fermarsi a vivere qui. Perciò si è creata una sorta di comunità».

L: «C’è uno spirito universitario anche perché molti magari sono nella tua stessa situazione e questo crea un dialogo».

A: «Anche i festival, come quello appena passato di Veronetta, sono ben voluti perché portano a riqualificare socialmente la zona e, di conseguenza, la popolano. Nonostante poi la zona sia più sicura rispetto a una volta, rimane un aspetto sociale non scontato. Per esempio a me è capitato di tornare a casa la sera e delle ragazze che non conoscevo si sono offerte di fare la strada con me».

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