Pop internazionale: i migliori cinque album del 2025
Abbiamo selezionato le opere essenziali del genere, uscite quest'anno che sta per terminare. Da scoprire e... riscoprire.

Abbiamo selezionato le opere essenziali del genere, uscite quest'anno che sta per terminare. Da scoprire e... riscoprire.

Il 2025 ha confermato quanto il panorama pop internazionale sia vasto e in continua evoluzione. Tuttavia, per trovare la vera eccellenza non basta ascoltare ciò che la radio impone. Il pop più stimolante, quello che osa e sperimenta, si nasconde spesso nelle pieghe meno visibili del mercato discografico. Dalle star che si reinventano alle nuove voci coraggiose: abbiamo selezionato i cinque album essenziali che hanno definito l’anno.
“Princess Of Power” (2025, Queenie Records / BMG), il sesto album di Marina (precedentemente nota come Marina and the Diamonds) è una gemma per chi cerca alternative al pop radiofonico. Il disco più coraggioso, luminoso e liberatorio della sua carriera, che si discosta notevolmente dalle atmosfere introspettive e folk-pop del precedente Ancient Dreams In A Modern Land (2021).

Tredici pezzi che mescolano l’euforia degli anni Settanta (ABBA, Donna Summer) alla disco-dance di Madonna e Kylie Minogue degli anni Duemila, un’esplosione di eurodance, synth-pop, melodie raffinate e bassi ammalianti. L’artista ha dichiarato di “non voler più proteggere il suo cuore” e il disco celebra il raggiungimento di un equilibrio interiore e di una maggiore comprensione di sé, come un vero e proprio “passaggio all’età adulta“.
Princess of Power è la colonna sonora perfetta per chi esce da un cuore in pezzi e decide di ballarci sopra: pop sfrontato, iper-energico e trionfalmente vivo.
Virgin (2025, Universal Music New Zealand Limited), il quarto attesissimo album in studio della popstar neozelandese, segna ben più di un semplice ritorno al sound elettro-pop che l’hanno resa un’icona: è un potente atto di rinascita.

Descritto come un “documento scritto nel sangue“, l’opera scava a fondo nella psiche, nell’identità e nel trauma generazionale. Lorde gestisce questi temi complessi con una impareggiabile vulnerabilità che rende l’esperienza di ascolto insieme esposta e liberatoria. Le undici tracce si affermano come innegabili hit, sostenute da synth pulsanti, chitarre graffianti, ritmi distorti e voci ipnotiche.
I testi sono estremamente personali: ispirato da una separazione, dal trasloco a New York, dalla lotta contro un disturbo alimentare e dalla scoperta di una “femminilità espansiva“, l’album affronta coraggiosamente temi come la dismorfia corporea, la fluidità di genere, lo sfruttamento della celebrità e l’intensa, a volte grottesca, realtà del corpo fisico.
Potente, toccante, personale e pieno di pezzi forti, un album sincero e toccante.
Something Beautiful (2025, MCEO Inc. / Columbia Records) è il nono album in studio di Miley Cyrus e segna il progetto più complesso e artisticamente rischioso della sua carriera.
Miley ha apertamente definito il disco un concept album e un'”opera totale“, ispirato a capolavori come The Wall dei Pink Floyd. Il disco nasce da un desiderio di “curare una cultura malata attraverso la musica” e di celebrare come anche i momenti più brutti della vita contengano un punto di bellezza (da qui il titolo “Something Beautiful“).

L’album è un vero e proprio viaggio sonoro che si allontana dal pop radiofonico di Flowers. Le tracce spaziano dal gospel al soul con elementi rock e grunge (Something Beautiful) a momenti di glam-pop (End of the World), synth-pop anni Ottanta (More to Lose) e teatro-pop (il duetto Walk of Fame con Brittany Howard).
L’album è stato lanciato insieme a un film che ha debuttato al Tribeca Film Festival; Miley ha infatti insistito sul fatto che il progetto non doveva solo essere visto o ascoltato, ma “vissuto attraverso tutti i sensi“, elevando l’opera oltre il semplice formato disco. Miley lo ha definito “il mio disco più onesto, scritto dopo aver toccato il fondo e aver deciso di risalire ballando nuda sul tavolo”.
Something Beautiful è esattamente quello che promette: un disco sporco, coraggioso, sfrontato, libero e dannatamente vivo, la prova che Miley Cyrus, a 33 anni, è ancora la regina che decide lei le regole del gioco.
Al secondo posto irrompe Rosalía (2025, Columbia Records) con l’ipnotico Lux, un’opera che non chiede il permesso di rompere i confini del genere.

Pur non rientrando nel pop più canonico, l’artista spagnola lo ha ridefinito, mescolando musica classica, flamenco, elettronica sperimentale e world music. Il quarto album della cantautrice spagnola, che presenta brani cantati in tredici lingue e registrati con la London Symphony Orchestra, rappresenta un’impresa monumentale e visionaria.
Il tema centrale di Lux è la spiritualità e la trascendenza, l’amore come esperienza sacra e dolorosa, ma vissuta attraverso la lente del divino femminile e delle donne sante e martiri. Un’opera d’avanguardia ambiziosa e magistrale dove ogni traccia scruta la straordinaria profondità del mistero della santità, della religione, dell’idolatria e della lussuria.
Lux è un album essenziale non solo per l’innovazione sonora, ma perché ne traccia il futuro.
Lady Gaga, una delle figure più celebrate e influenti del pop moderno è tornata con un nuovo album, a distanza di cinque anni dal precedente Chromatica. Un disco che inaugura una nuova era e una Gaga sempre più eccentrica che si è conquistata il trono come regina indiscussa del pop contemporaneo.
Mayhem (2025, Interscope) celebra le origini elettro-pop dell’artista, rivisitate in chiave dark e caotica: beat pesanti e industrial, atmosfere oniriche, testi cupi e personali che incidono come lame, il tutto avvolto in un’eccellente produzione che mescola rabbia, sprazzi pop, metal e pura energia. È come se Gaga avesse rimesso insieme i pezzi di uno specchio rotto, come ha dichiarato lei stessa, creando qualcosa di imperfetto ma ipnotico.

Il disco è stato anticipato da una serie di singoli che hanno suscitato grande attesa e riscontro tra fan e addetti ai lavori. Primo fra tutti, “Die With A Smile”, con la collaborazione di Bruno Mars, un duetto che ha letteralmente dominato le classifiche mondiali, vincendo il Grammy come Record of the Year – la vera hit del decennio. Seguono “Disease”, un pezzo travolgente basato sull’accettazione e la gestione del proprio caos interiore, con bassi distorti e synth taglienti, e “Abracadabra”, un inno alla resilienza e alla libertà espressiva, che celebra il potere di creare il nostro destino attraverso la dualità di amore e morte.
Spiccano inoltre altri due brani di forte impatto: “Perfect Celebrity“, un pugno nello stomaco, un pezzo electro-grunge con suoni che ricordano l’aggressività di Mechanical Animal di Marilyn Manson e un testo brutale sull’alter-ego, c’è poi “The Dead Dance“, un brano dark-disco che evoca gli anni ’80 con un basso pulsante nello stile dei New Order, un vero inno alla danza nella vita e oltre la vita, con versi che recitano: “We keep dancing when the lights go out”.
Un album intenso, un perfetto equilibrio tra gli opposti, nel quale Gaga riconcilia le forze dell’amore e dell’odio, della ragione e dell’intelligenza, degli impulsi istintivi, delle passioni e delle emozioni. Mayhem colpisce nel segno perché Lady Gaga si presenta vulnerabile e spietata, ancestrale e profonda.
In un anno di uscite eclatanti, questo disco non solo eccelle, ma ci ha fatto sentire meno soli nei nostri conflitti interiori.
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