Substantia è un collettivo nato a Verona nel 2023 con l’obiettivo di colmare una lacuna: promuovere la riduzione del danno legato all’uso di sostanze psicoattive, sia legali che illegali. Attraverso appuntamenti presso l’edicola sociale di Veronetta, incontri di sensibilizzazione e iniziative culturali, Substantia ha raggiunto due anni di attività. Per celebrare questa nuova stagione, sabato 15 novembre dalle ore 18 in via Carducci 32 si terrà una serata dedicata a “condividere, confrontarsi e creare una rete su temi legati alla riduzione del danno e al fenomeno del consumo di sostanze”. Ne abbiamo parlato con Alessandra Schiavo di Substantia.

Alessandra, che cosa rappresenta per voi l’evento di sabato?

«Il 15 novembre l’evento inizierà con una presentazione del collettivo, in occasione del secondo anniversario del progetto Substantia. Vogliamo celebrare il completamento di alcune attività avviate due anni fa e, allo stesso tempo, segnare un nuovo punto di partenza per progetti, idee fresche e per riunire tutte le persone incontrate e coinvolte durante il nostro presidio itinerante negli ultimi due anni, negli ambienti ricreativi e di svago, dove abbiamo portato il nostro banchetto informativo dedicato alla riduzione del danno».

La riduzione del danno dato dall’uso di sostanze psicoattive legali e illegali è, perciò, la vostra missione principale.

Substantia all’edicola sociale in piazzetta Santa Toscana

«Sì, è il tema centrale del nostro collettivo. Concretamente, svolgiamo attività di promozione per un approccio diverso all’uso di sostanze, perché abbiamo notato che a Verona, a differenza di molte altre città italiane, non sono stati implementati servizi né una cultura informativa adeguata riguardo al fenomeno del consumo di sostanze. In linea teorica, il nostro obiettivo è fornire informazioni e strumenti conoscitivi a persone di diversa natura e di diversi target.

Noi, attraverso il presidio itinerante durante le feste, incontriamo persone giovani e persone che fanno uso di sostanze, tra cui anche l’alcol, quindi anche sostanze legali. Il nostro presidio itinerante è poi diventato un punto fisso regolare all’edicola sociale, dove siamo presenti come partner sostenitori tramite il patto di sussidiarietà. Tutto ciò ci dà la possibilità di incontrare anche la popolazione che vive nel quartiere di Veronetta, che ha una certa sensibilità riguardo a questo tema. Non è un segreto l’uso di sostanze a cielo aperto nella zona di Veronetta. Si tratta però di persone che si trovano in condizioni di marginalità sociale, quindi persone che magari, per esempio, hanno problemi di integrazione».

Il lavoro che fate quotidianamente si lega molto al territorio.

«Sì, grazie alla vittoria di un bando nel 2024 relativo alle politiche giovanili, abbiamo ricevuto un piccolo finanziamento che ci ha permesso di restare nel quartiere di Veronetta e cercare di raggiungere la popolazione giovanile che fa uso di sostanze. Attraverso una collaborazione con gli esercenti e i bar della zona, abbiamo pensato di organizzare una piccola formazione sulla riduzione del danno, ma anche sulla mediazione dei conflitti e sulla violenza di genere.»

E la tavola rotonda che farete sabato che cosa tratterà?

«La seconda parte dell’incontro sarà una tavola rotonda con attivisti, operatori sociali e sanitari che si occupano di consumo di sostanze e dipendenze, ma anche con le stesse persone che usano sostanze. Sarà una tavola rotonda e al tempo stesso un’assemblea, perché vogliamo raccogliere stimoli direttamente dalla cittadinanza e dagli addetti ai lavori. Un lavoro, come dicevo prima, portato avanti negli ultimi due anni, e ci sembrava importante creare un momento di raccordo con tutte queste persone interessate al progetto. La riduzione del danno richiede un livello essenziale di assistenza che la regione dovrebbe implementare attraverso una liberatoria regionale. Il Veneto non l’ha ancora fatto, ma alcune città, attraverso il comune, sono riuscite a implementare e attivare ulteriori servizi. A Verona questo non c’è, perciò è un po’ il nostro obiettivo. Quello che ci prefiggiamo è cercare di arrivare ai “piani alti” e far presente che c’è bisogno di questo tipo di servizi, che non si tratta di una cosa rivoluzionaria, ma essenziale».

Perciò anche in ottica progetti futuri mirate a una sensibilizzazione maggiore per tutta Verona.

«Questo è un obiettivo generale molto ambizioso. Attraverso l’edicola sociale e la nostra presenza in piazza, non raggiungiamo solo le persone che usano sostanze, ma anche la cittadinanza, per comprendere come affrontare questo fenomeno. Spesso le soluzioni suggerite, dettate anche da un impulso emotivo, riguardano l’aumento delle forze dell’ordine o della videosorveglianza, ma sono strumenti miopi e limitati, non integrati in servizi di riduzione del danno.

La riduzione del danno mira a raggiungere quella parte della popolazione che i servizi di cura non riescono a raggiungere, poiché si tratta di persone che si trovano in un momento della loro vita in cui non vogliono o non riescono a smettere di usare la sostanza, ed è una fetta di popolazione molto ampia. Cerchiamo anche di creare un possibile collegamento con i servizi di cura, attraverso la mediazione con la cittadinanza, i residenti e le forze dell’ordine. Un lavoro integrato e non sostitutivo».

Secondo quanto emerso da un articolo uscito sul quotidiano locale “L’Arena” oggi molte persone non hanno precisamente l’idea di cosa assumono. Il vostro lavoro, in ottica informativa, appare in questo senso fondamentale.

«Data l’illegalità e, di conseguenza, il proliferare di sostanze sempre nuove che non sono classificate nella tabella degli stupefacenti, è fisiologico arrivare a un consumo sempre maggiore di sostanze potenzialmente sconosciute. La riduzione del danno promuove anche il drug checking, ovvero l’analisi delle sostanze. Da fuori questo può essere visto come un incentivo al consumo, analizzare la sostanza e conoscere la qualità, ma in realtà gli studi effettuati hanno attivato questo tipo di servizio in modo tale che le persone, nel momento in cui scoprono che la sostanza che stavano per usare non è quella pensata, si sono fatte indietro».

© RIPRODUZIONE RISERVATA.