In un tempo in cui la musica dal vivo rischia ­più che di far sognare, di essere relegata “a sottofondo”, il duo veronese MR. Flow (Marco Denzel Melchiori alla chitarra e Roberto Zantedeschi alla tromba) propone qualcosa di diverso: un ascolto che richiede attenzione, che privilegia lo spazio tra le note tanto quanto le note stesse. Non si tratta di un’operazione nostalgica, né semplicemente di stile: è piuttosto una scelta estetica e culturale, che si cala in una zona ibrida tra jazz, musica classica e scrittura libera.

Il percorso musicale di Melchiori esemplifica questa ibridazione. Iniziato nella chitarra rock/blues all’età di 14 anni, si è presto aperto alla musica brasiliana e alla chitarra classica, pur mantenendo un forte interesse per l’improvvisazione jazz. È proprio da questo doppio binario — rigore tecnico e libertà creativa — che il suo approccio prende corpo. Zantedeschi, dal canto suo, ha una formazione solida: tromba studiata fin dall’età di 11 anni, laurea in tromba jazz presso il conservatorio “F.A. Bonporti” di Trento nel 2015. Già in lui convivono la disciplina della formazione accademica e l’urgenza creativa di generi come il jazz e la sperimentazione delle sonorità.

Insieme, Melchiori e Zantedeschi non si limitano a “suonare” per eventi: la loro proposta vuole trasformare lo spazio in “momento”, con un minimalismo elegante. La scelta strumentale – chitarra acustica/classica e tromba – è significativa: da un lato uno strumento che tradizionalmente accompagna, dall’altro che guida; da un lato un suono morbido e famigliare, dall’altro un fiato che può evocare orizzonti più distanti. L’interazione minimizza l’ostentazione virtuosa e massimizza l’articolazione, la pausa, la parola non detta.

Marco Denzel Melchiori

Questa modalità risulta particolarmente interessante se inserita nel panorama musicale veronese e non solo. Verona è città che tradizionalmente ha vissuto la musica come istituzione — orchestra, conservatorio, spettacolo — ma anche come esperienza di nicchia e sperimentale. In questo contesto, MR. Flow può essere visto come uno dei casi in cui “musica da evento” e “ricerca artistica” coincidono. L’idea non è solo “fare musica d’ambiente”, ma proporre una musica d’ambiente che, appunto, abbia una qualità d’ascolto e che non passi inosservata.

Un altro aspetto fondamentale del progetto è la capacità di adattamento: il repertorio si muove tra jazz, classica, standard rivisitati, composizioni originali. Questo non significa “qualsiasi cosa” ma significa una scelta precisa: essere flessibili, sì, ma coerenti nella cifra stilistica. Quando la tromba di Zantedeschi entra in relazione con la chitarra di Melchiori, il dialogo non è mai casuale: è pensato come in una piccola formazione da camera, dove ogni intervento ha peso, peso nell’unisono come nello spazio vuoto. In MR. Flow questa integrazione avviene attraverso una delicatezza che evita la banalità, e attraverso una tensione che evita l’eccesso. Si tratta di una proposta di “accompagnamento” che conserva la sua autonomia artistica.

Infine, possiamo leggere il duo anche come testimonianza di una più ampia tendenza: quella della piccola formazione che non cerca l’effetto “orchestra” ma la qualità dello spazio e il silenzio come componente attiva. In un’epoca in cui la musica è spesso “massificata” — grandi band, lineup ampissime, effetti — la scelta minimalista è un atto culturale: suggerisce che la qualità non è semplicemente questione di volume, ma di ascolto, di tempo, di spazio. MR. Flow lavora in questo margine, e lo fa con consapevolezza.

Roberto Zantedeschi

I MR. Flow saranno ospiti del Velvet di Verona per tre serate, il14 e 22 novembre e il 12 dicembre. Un’opportunità per avvicinare questa musica che si consuma in spazi intimi e che qui si presenta al pubblico con la sua misura e con il suo richiamo ottimale all’ascolto.

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