Questi ultimi mesi sono stati caratterizzati dal quesito se a Luca Zaia e a qualche altro noto presidente di Regione, terminati i due mandati, fosse loro concesso di farne un terzo.
Ma, nonostante le pressioni e il fatto che Zaia fosse considerato il governatore regionale più amato d’Italia, il vincolo del limite dei due mandati consecutivi è rimasto.

Va precisato che Zaia, nella realtà, ha fatto tre mandati da Presidente della Regione, essendo stato eletto per la prima volta nel 2010 e rieletto per un terzo mandato consecutivo nel 2020. I tre mandati consecutivi sono stati possibili perché il limite attuale è stato introdotto nel Veneto nel 2012 e, non essendo la legge retroattiva, il suo primo mandato non viene conteggiato.

Molti veneti si sono strappati le vesti all’idea di perdere un amministratore ritenuto eccellente, ma è realmente meritata questa fama? I successi attribuitigli sono reali o prodotti da una efficace comunicazione e propaganda?

Autonomia e territorio: la promessa mancata

Zaia ha amministrato la Regione puntando su temi come l’autonomia, che gli ha permesso di acquisire ampi consensi elettorali; ma di fatto, dopo qualche dibattito, l’autonomia si è bloccata in qualche piega del Parlamento.

Nel settore della pianificazione del territorio, alla fine del 2023 il Veneto ha consumato l’11,86% del territorio regionale (superiore alla media nazionale, ferma al 7,16%), con un incremento di 891 ettari di suolo cementificato in un solo anno. La nostra Regione è al secondo posto assoluto in Italia dietro la Lombardia, che denuncia un consumo di suolo pari al 12,19%.

Quasi il 7% dell’edificato veneto si trova a meno di 150 metri dai corsi d’acqua e dai corpi idrici, contro una media nazionale del 5,2%, e quasi il 10% del costruito è all’interno di aree a rischio idraulico. Sono stati edificati oltre 92 mila capannoni, uno ogni 54 abitanti, di cui circa 23 mila sono vuoti. La nostra regione, a scala nazionale, ha la maggior superficie di edifici rispetto al numero di abitanti (147 mq per abitante), e un numero eccessivo di capannoni, aree industriali dismesse e appartamenti non utilizzati.

La legge sul consumo di suolo: tra buone intenzioni e troppe deroghe

Per tentare di arginare l’eccessivo consumo di suolo, la Regione Veneto, con una legge ad hoc, ne aveva previsto l’azzeramento entro il 2050. Ma le troppe deroghe la stanno rendendo inefficace: come denunciato dalle associazioni ambientaliste, dopo la sua entrata in vigore pare che il consumo sia addirittura aumentato.

Le eccessive deroghe previste dagli articoli 11, 12 e 13 della legge ne hanno annullato gli scopi. Non sono considerati consumo di suolo, infatti, numerosi interventi – dai piani urbanistici attuativi alle opere pubbliche, dalle riqualificazioni alle aree produttive – che di fatto rendono il provvedimento privo di efficacia reale.

Con tutte queste eccezioni, il dubbio che si tratti di una legge votata solo per scopi propagandistici, senza voler intaccare gli interessi dei costruttori e di chi considera il suolo un elemento da sfruttare economicamente, è più che fondato.

Bilanci e grandi opere: il peso della Pedemontana

Oltre a una gestione del territorio che ne aumenta la cementificazione, anche il bilancio regionale denuncia qualche problema provocato dall’indebitamento di 170 milioni per finanziare interventi che, solitamente, trovavano risorse nel bilancio ordinario.
Sul banco degli accusati si trova il finanziamento della contestata Pedemontana, un’infrastruttura che provocherà una perdita di circa 5 miliardi di euro in 39 anni, con un ammanco di 50 milioni nel 2024 e di circa 80 milioni nel 2025.

Sanità pubblica in affanno

Anche il sistema sanitario mostra pesanti falle. Il processo avviato per passare da un sistema pubblico a uno privato e per chiudere in sordina vari reparti ha gettato la sanità veneta in una condizione molto critica.

I continui tagli alla spesa hanno bloccato l’assunzione di personale, anche dove esiste un’oggettiva necessità. Per non assumere nuovi infermieri, i servizi territoriali sono appaltati alle cooperative. Non stupisce quindi che tanti infermieri neolaureati vadano a lavorare, meglio retribuiti, in Inghilterra o in Germania.

Mentre il servizio pubblico si trova in queste condizioni, la Regione fa convenzioni con il privato. È in atto una progressiva privatizzazione della sanità, ma anche della scuola, dei trasporti e delle scelte urbanistiche, a spese della collettività.

Ambiente e inquinamento: l’eredità dei PFAS e la mancata sensibilità sulla caccia

Sul versante dell’inquinamento, la situazione è forse peggiore. 350.000 veneti delle province di Verona, Vicenza e Padova, che per anni hanno bevuto l’acqua delle falde acquifere inquinate, sono stati contaminati da PFAS (sostanze perfluoroalchiliche). Va evidenziato che i primi indicatori di un inquinamento dei pozzi da fluoruri attorno al sito Rimar, oggi Miteni, risalgono al 1977.

A questo dramma ecologico va aggiunto l’uso massiccio di pesticidi, con 16 milioni di chilogrammi utilizzati nel solo 2023, pari a 3,3 kg per abitante.

Tra il 2010 e il 2022 la superficie vitivinicola del Veneto è cresciuta del 35%, passando da 74.897 a 101.165 ettari. In soli dodici anni Treviso ha registrato un aumento del 54% e Verona del 12,7%. Solo queste due province costituiscono il 78,5% della superficie vitivinicola regionale. L’impianto di vigneti in zone non idonee, spesso a danno di boschi o di altre colture, ha causato molti problemi idrogeologici. Il fragile apparato radicale delle viti non trattiene il terreno, che durante le piogge intense rischia di franare a valle.

Foto da Unsplash di Dan Mayers

Mentre la Commissione UE chiede di ridurre l’uso di pesticidi e aumentare la superficie coltivata in biologico, il Veneto risulta una delle ultime regioni italiane nella diffusione dell’agricoltura biologica.

Anche sulla tutela degli animali la Regione non ha dimostrato molta sensibilità, favorendo gli interessi dei cacciatori a scapito del benessere della fauna. La legge 313/2025, voluta soprattutto dalla Lega di Zaia, permette ai cacciatori di autocertificare la provenienza degli uccelli utilizzati come richiami vivi, regolarizzando di fatto pratiche illecite. Con la legge regionale n. 25 del 2 ottobre 2024 è stato inoltre consentito ai cacciatori il transito con veicoli a motore su sentieri e mulattiere di montagna.

Un Veneto più fragile

Concludendo, come ha dichiarato il consigliere regionale Andrea Zanoni: “Zaia ha costruito il suo consenso sulla gestione del Covid, ma ha lasciato una Regione più fragile, più inquinata e più indebitata. Le sue promesse si sono sciolte come neve al sole, prima fra tutte l’autonomia. Oggi il Veneto è maglia nera per consumo di suolo, aria inquinata, pesticidi e liste di attesa. I pozzi sono già avvelenati, caro Zaia. Serve aria nuova e soprattutto un cambiamento radicale: un cambio che metta al centro la salute dei cittadini, la tutela dell’ambiente e la trasparenza nella gestione pubblica.

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