Ieri, domenica 9 novembre, sono iniziate a Torino le Nitto ATP Finals 2025, che riuniscono i migliori giocatori del circuito nell’arco dell’anno solare. Il grande favorito è il nostro Jannik Sinner, dominatore dell’indoor con una straordinaria striscia aperta di 26 vittorie consecutive.

L’italiano non è l’unico rappresentante azzurro qualificato al torneo riservato ai migliori. Con lui anche Lorenzo Musetti, entrato tra i migliori grazie al forfait di Novak Djokovic. Per il carrarino è il coronamento di una stagione più costante e matura su tutte le superfici. Non va dimenticata nemmeno la qualificazione nel settore femminile di Jasmine Paolini, capace di ripetersi anche in doppio insieme a Sara Errani. Sempre parlando di doppio, seconda partecipazione consecutiva alle Finals per i nostri Bolelli/Vavassori, che si sono piazzati tra gli otto migliori nel tabellone maschile. L’elenco dei qualificati è dunque straordinario, impensabile solo cinque anni fa, con l’Italia che per il secondo anno consecutivo qualifica i suoi portacolori alle Finals in tutte le categorie.

Attorno a Sinner le polemiche

Sinner arriva da campione in carica a Torino dopo una stagione eccezionale. Si è aggiudicato Australian Open e Wimbledon (prima assoluta per un italiano), due tra i quattro major del circuito Atp, oltre a due Atp 1000 e un Atp 500. Ha avuto tre match point, falliti, in finale al Roland Garros, ma soprattutto ha dominato la classifica mondiale per 66 settimane consecutive dal 2024, nonostante la squalifica di tre mesi per la vicenda Clostebol. Cosa dire di più per il più forte tennista azzurro della storia?

Eppure, la rinuncia alla Coppa Davis ha scontentato molti tifosi. Certo, avrebbe fatto piacere a tutti vedere in campo fino a fine stagione il nostro miglior giocatore con ovvie maggior possibilità di successo per i colori azzurri. Va però detto che Sinner ha contribuito come meglio non poteva nelle passate edizioni. Se l’Italia è bicampione in carica, molto lo deve a lui.

La riconoscenza, però, ha la memoria corta e pochi sono propensi a valutare le difficoltà e le fatiche che un campione del suo calibro deve sopportare in un circuito che non ha pause per 11 mesi consecutivi. La scelta di rinunciare alla Davis, pur sofferta per tutti, è giusta e non è affatto distante dai comportamenti che tanti altri campioni del presente e del passato hanno adottato.

Nazionalità e residenza, altre polemiche

Se la polemica legata alla rinuncia alla convocazione in Davis ha legittimi contorni sportivi, stucchevole e completamente insensata è quella in merito ai natali dell’atleta e alla sua residenza monegasca. Già, come altoatesino, il ragazzo ha un bel da fare nel dover ricordare la propria italianità ad ogni occasione (e sarebbe ora di finirla). La residenza nel Principato di Monaco, con annessa fiscalità privilegiata, è diventata l’ulteriore scusa per mettere sotto accusa Sinner. I suoi detrattori, forse, dimenticano che da tanti anni ormai molti tennisti si trasferiscono a Montecarlo per svariate ragioni pratiche, climatiche e forse anche fiscali, in piena legittimità e legalità secondo le norme vigenti.

Sotto alle forche caudine della finanza per dubbi legati alla residenza ci finì, tanti anni addietro, anche Valentino Rossi. Al contrario del suo collega Loris Capirossi, il centauro non riuscì a provare che il centro dei propri affari non fosse in Italia (a Londra per il n°46 delle moto). Anzi, il Fisco verificò che il marchigiano si allenava regolarmente a Tavullia. Tornando a Sinner, è evidente a tutti che il ragazzo passa gran poco tempo sul territorio italiano, salvo qualche fugace apparizione in famiglia in Alto Adige.

Spazio al tennis, Cahill resta

Fatte queste doverose premesse per inquadrare quanto siano larghe le spalle del nostro atleta (24enne non dimentichiamolo), torniamo a parlare di tennis e con una notizia davvero importante. Darren Cahill rimarrà anche nel 2026 nello staff di Jannik Sinner. Non è ufficiale, ma la notizia viene dalla fonte più autorevole, dalla bocca dello stesso allenatore australiano.

Con la solita eleganza e stile, ma anche con buona dose di psicologia, ha scelto proprio la vigilia delle Atp Finals per informare il pubblico della sua disponibilità a restare anche nel 2026, quasi a voler rinforzare la serenità del proprio assistito in un momento tanto cruciale della stagione, quando le energie mentali sono al lumicino. Cahill con questa mossa ha voluto rasserenare Jannik, pur precisando che lui è a disposizione, ma poi sarà lo stesso Sinner a definire se vuole proseguire e, eventualmente, se vorrà rimodulare il ruolo attribuito al coach Aussie, magari per inserire figure diverse. In sintesi, un grande.

Il torneo, il girone di Sinner

Il girone di Sinner, alla vigilia sembra quello più intrigante e complicato da decifrare. Dopo la qualificazione di Felix Auger-Aliassime ai danni di Musetti, il quadro è completo. Alexander Zverev, Ben Shelton e lo stesso Auger-Aliassime sono i tre concorrenti per un posto in semifinale. Ne passano due in un round robin che si disputerà due set su tre. Il canadese è il primo avversario di Sinner ed è uno degli avversari più in forma sul sintetico indoor. Vincere la prima non sarà affatto facile per il nostro portacolori, ma significherebbe moltissimo, anche perchè, dato l’equilibrio non è affatto detto che alcuni tennisti non si “rubino” punti vicendevolmente.

Da un punto di vista tecnico il girone ospita il gotha dei battitori del circuito Atp e Sinner avrà molte occasioni di mettere alla prova la sua proverbiale risposta. Shelton serve regolarmente sopra ai 210 km/h e, seppur ancora acerbo per la top 3, sulla singola partita è cliente molto complicato. Di Zverev andranno verificate le condizioni della caviglia destra, se in forma ha esperienza, potenza e classe da vendere. Non sarebbe da stupirsi del tutto se alla fine, in finale ci saranno due giocatori provenienti da questo girone.

Il girone di Alcaraz

Carlos Alcaraz, al netto di una minore propensione ai campi in sintetico rispetto a Jannik, potrebbe avere un cammino più agevole e, quindi, riuscire a vincere un sufficiente numero di partite per accedere alla semifinale, ma soprattutto per riprendersi il numero 1 mondiale a fine anno. Gli avversari dello spagnolo saranno Alex de Minaur (con cui ha sempre vinto), Taylor Fritz (con cui ha perso una sola volta) e, come già accennato, il nostro Musetti. Per Lorenzo, che si è tolto il peso della qualificazione dalle spalle (quanto ha pesato nelle ultime settimane!), ora una settimana da godersi fino in fondo, con rilevanti possibilità di giocarsi anche l’accesso in semifinale.

Stato di forma e il fattore casa

I propostici sembrano molto aperti in primis per la qualificazione alle semifinali. Negli ultimi tornei Atp, infatti, abbiamo assistito ad una raffica di ritiri, a dimostrazione di come questi atleti arrivino a fine stagione letteralmente stremati. Fare previsioni, dunque, appare piuttosto azzardato.

Se dovessimo guardare agli ultimi tornei verrebbe da dire Alcaraz/De Minaur da un lato e Sinner/Auger-Aliassime dall’altro. Questo, però, è il torneo dei campioni e la formula a round robin impedisce di fare leva su singole grandi prestazioni. Per vincere serve essere i più forti in una “maratona” di una settimana. Logico tornare, dopo queste considerazioni, ad un nome solo: Sinner. Sembra pronto, sia fisicamente che mentalmente. Non gli peserà essere il favorito, i pronostici sono tutti per lui e il fattore casa si farà parecchio sentire. Chissà che non riesca a dare una bella spinta anche a Musetti.

Una considerazione sul ranking

Durante le Atp Finals, come già accennato, Sinner e Alcaraz si giocheranno anche la posizione numero uno di fine anno. Il traguardo è molto ambito e, per quanto visto in stagione, andrebbe davvero diviso a metà tra i due campioni. Lo spagnolo è il favorito perché è in testa nella classifica Race (quella dei punti conquistati nel 2026). In virtù di ciò gli basterà vincere tre partite, mentre a Sinner serve vincere e sperare che Alcaraz non ne vinca tre. Improbabile, ma non impossibile.

Al di là della classifica finale che verrà, già da ora è incredibile il divario che Alcaraz e Sinner hanno frapposto tra loro e tutti gli altri. I due tennisti hanno conquistato entrambi nell’ultimo anno più di 11.000 punti. Zverev, al terzo posto, ha 5.690 punti in meno dello spagnolo. Tale distanza è superiore a quella che c’è tra il tedesco e il numero 2.174 del mondo, 5.559 punti più indietro. Freddi numeri, certo, ma che confermano come l’anno 2025 passerà alla storia per il dualismo tra il glaciale Jannik, sempre più un Djokovic 4.0, e l’esuberanza latina di un Carlos dal talento sconfinato.

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