Come il vento che corre la terra. Mappe per una comunità educante” è un progetto che punta a costruire sul territorio veronese una rete pace di prendersi cura delle bambine e dei bambini, offrendo loro strumenti per crescere nella consapevolezza, nell’autonomia e nel pensiero critico.

Promossa dal Comune di Verona – Assessorato alle politiche educative e scolastiche – grazie al sostegno del Bando Direzione Giovani 2024 di Fondazione Cariverona, l’iniziativa, che si svilupperà tra il 2025 e il 2026, mira a costruire una rete territoriale capace di prendersi cura delle bambine e dei bambini, offrendo loro strumenti per crescere nella consapevolezza, nell’autonomia e nel pensiero critico.

«È un percorso che nasce dal principio di cura e dal desiderio di abbattere le disuguaglianze educative e di genere, anche nel campo delle discipline STEAM», ha spiegato Elisa La Paglia, Assessora alle politiche educative del Comune di Verona, in occasione della presentazione del progetto. Insieme a lei erano presenti Marta Cenzi di Fondazione Cariverona e Marco Ubbiali, docente di Pedagogia generale all’Università di Verona (nella foto di copertina).

Una mappa per la comunità educante

Il progetto prende forma da un’analisi approfondita del contesto locale: oltre 12.200 i bambini tra i 6 e gli 11 anni residenti nel Comune, con una significativa presenza di minori con background migratorio (23,3%). I dati della Direzione Servizi Formativi e dell’Istruzione mostrano un aumento della dispersione scolastica, concentrata nei quartieri di Borgo Roma, Borgo Venezia, San Michele, Borgo Nuovo, Santa Lucia e Golosine. A pesare sono soprattutto situazioni di disagio socio-familiare e difficoltà economiche, che nel 2024 hanno riguardato più di un quarto delle famiglie monitorate.

Da qui l’urgenza di creare una rete stabile tra enti, scuole e famiglie, per promuovere un’educazione fondata su cura, responsabilità e partecipazione attiva.

Tre direzioni di lavoro

Il progetto si articola in tre aree di intervento principali. La prima riguarda il potenziamento della scuola, con percorsi di formazione per insegnanti curati dal Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona. L’obiettivo è diffondere pratiche didattiche basate sulla riflessività e sulla “filosofia della cura”, attraverso laboratori co-progettati con alunne e alunni, anche in ambito STEAM.

La seconda area, interamente dedicata a pratiche creative e relazioni interpersonali, offre una varietà di attività teatrali, espressive e artistiche pensate appositamente per bambini e famiglie. Tra le proposte più significative si trovano laboratori specifici sul corpo e sulla voce, organizzati all’interno della Biblioteca Civica, incontri mirati a riconoscere e decostruire i pregiudizi e gli stereotipi di genere ancora presenti nella società, oltre a un percorso speciale rivolto a madri e figlie di età compresa tra i 10 e gli 11 anni, che affronta in modo approfondito la tematica della ciclicità femminile e dei suoi significati.

La terza direttrice, denominata Comunità educante, prevede l’organizzazione di numerose conferenze, eventi pubblici di vario genere e una mostra itinerante che viaggerà in diverse località con l’obiettivo di condividere in modo ampio e coinvolgente i risultati ottenuti dal progetto. Questa iniziativa mira inoltre a diffondere e promuovere buone pratiche educative, creando un momento di confronto e scambio tra esperti, cittadini e istituzioni interessate al tema dell’educazione.

Dalla scuola al teatro, insieme per crescere

Gli Istituti comprensivi veronesi saranno coinvolti nelle prossime settimane con percorsi differenziati. Tra questi, “Una scuola capace di far fiorire i talenti” – curato dal Dipartimento di Scienze Umane – che aiuterà docenti e studenti a riscoprire il valore della conoscenza di sé e della collaborazione. Il Collettivo Progetto Antigone, con Rosanna Sfragara, proporrà laboratori teatrali intorno alla figura simbolica di Antigone, mentre la psicologa Laura Sebastio guiderà incontri su stereotipi e ruoli di genere rivolti a genitori e figli.

A inaugurare pubblicamente il percorso sarà lo spettacolo “Caino e Abele”, in programma il 30 novembre alle 17 al Teatro Camploy (con ingresso gratuito). Una narrazione a passo di danza firmata da Manuela Capece e Davide Doro, con Alberto Galluzzi e Federico Sapucci, produzione RODISIO/TAK Theater Liechtenstein, dedicata a bambine e bambini dagli otto anni in su.

Una rete per il futuro

Il progetto, che vede la collaborazione attiva e sinergica di realtà importanti come la Fondazione Cariverona, l’Università di Verona, Il Melograno, Il Giardino dei Linguaggi, Terra dei Popoli, il Collettivo Progetto Antigone, la Rete Disegnare il Futuro e BamBam Teatro, rappresenta un passo concreto e significativo verso la costruzione di una città che riconosce e valorizza nei suoi abitanti più piccoli e giovani il proprio futuro, investendo così nelle nuove generazioni per un domani migliore e più inclusivo.

Proprio come il vento che soffia leggero e rapido attraverso la terra, la comunità educante veronese si sta preparando a seminare un nuovo e innovativo modo di crescere insieme. Questo nuovo percorso si basa su valori profondi e fondamentali come la cura reciproca, l’ascolto attento e la libertà autentica di essere se stessi, in ogni momento.

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