Ci sono libri che non si limitano semplicemente a parlare di letteratura in modo didascalico, ma che riescono a restituirle calore, corpo e vita, trasformandola in un’esperienza vivida e coinvolgente. Colazione al parco con Virginia Woolf – L’arte di innamorarsi dei libri (Vallardi Editore, 2024) di Marta Perego è sicuramente uno di questi: si presenta come un saggio narrativo, certo, ma in realtà è molto di più, una vera e propria dichiarazione d’amore appassionata per i grandi classici della letteratura mondiale e, allo stesso tempo, un diario emotivo personale che ci ricorda, con delicatezza e profondità, quanto leggere possa ancora oggi cambiare qualcosa dentro di noi, trasformando la nostra percezione del mondo e di noi stessi.

Giornalista culturale, conduttrice televisiva e critica letteraria, Marta Perego è una vera bibliomane, nel senso più luminoso del termine. Da anni racconta i libri in radio, in tv e nei festival letterari, con la leggerezza e la precisione di chi conosce il potere delle parole ma non ne abusa mai. Il suo rapporto con la lettura è viscerale: «Leggere non mi ha mai salvata», scrive in apertura, «ma mi ha insegnato a salvarmi da sola».

Venti capitoli, venti libri

Marta Perego – Foto dal profilo Facebook della giornalista e scrittrice

Il libro si articola in venti capitoli, ognuno dei quali è dedicato a un grande classico della letteratura, spaziando da Mrs Dalloway di Virginia Woolf a Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino, passando per Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati e arrivando fino a La nausea di Jean-Paul Sartre. Ogni capitolo si presenta come un piccolo racconto indipendente: Perego intreccia con maestria la sua esperienza personale con un’analisi letteraria approfondita, costruendo così un vero e proprio ponte tra la vita vissuta e le pagine dei libri, tra ciò che leggiamo e ciò che siamo nella nostra essenza più profonda.

Uno degli aspetti più interessanti del libro è la capacità di smontare i luoghi comuni legati ai grandi autori. Prendiamo Il deserto dei Tartari: un romanzo spesso liquidato come “una noia interminabile”. Marta ribalta questa idea: «Non è un libro sulla noia, ma sull’attesa. E l’attesa è la materia viva di ogni esistenza». Buzzati, scrive, non ci parla della resa, ma della capacità di restare fedeli a un sogno, anche quando il sogno sembra non arrivare mai.

Lo stesso vale per Sartre e la sua Nausea, che Perego rilegge come un romanzo sul risveglio, non sull’angoscia. «Non è la nausea del mondo», scrive, «ma la nausea del falso. È il disgusto che precede la verità». Leggendo le sue pagine, viene voglia di riaprire quei volumi rimasti per anni sullo scaffale, di restituire loro una seconda occasione.

Accanto ai grandi maestri maschi come Calvino, Pavese e Sartre, si distingue però una presenza altrettanto dominante e profondamente appassionata di autrici. Tra queste spicca naturalmente Virginia Woolf, ma non mancano nemmeno figure straordinarie come Elsa Morante, Charlotte Bronte, Annie Ernaux, Goliarda Sapienza e Natalia Ginzburg.

Perego scrive di queste donne con grande empatia e sincera riconoscenza, raccontandole non semplicemente come “autrici donne”, ma come voci assolute e universali, capaci di attraversare con forza tematiche profonde come la solitudine, la rabbia, la malinconia e la libertà. «Le donne che scrivono», afferma con convinzione, «hanno dovuto imparare a esistere due volte: prima come persone e poi come autrici».

La copertina del libro

Un invito alla scoperta

Ogni capitolo si chiude con un invito alla scoperta: se hai amato questo libro, ecco allora per te altri titoli, altri autori e soprattutto altri mondi in cui perdersi. È un modo per dire che leggere non finisce mai, (e non è certo un caso se fra i tanti libri suggeriti c’è anche l’imprescindibile La Storia Infinita di Michael Ende) che ogni libro ne contiene molti altri, e che la letteratura è una rete di relazioni in cui possiamo continuare a riconoscerci.

La forza più autentica e profonda del libro di Marta Perego risiede senza dubbio nella sua intensa e coinvolgente dimensione emotiva. In ogni singola pagina si percepisce chiaramente la voce di una lettrice appassionata che non assume mai un atteggiamento di superiorità o di chi si pone in cattedra, ma che invece si accomoda accanto a noi, come un’amica sincera, e inizia a raccontare con naturalezza.

Con la sensibilità e la delicatezza di chi sa bene che ogni grande storia, in fondo, parla sempre e inevitabilmente di amore: un amore per la vita nelle sue molteplici sfaccettature, per gli altri esseri umani e per la potenza delle parole che ci uniscono e ci fanno sentire vivi.

Un libro che si può leggere tutto d’un fiato, in una sola seduta e senza mai staccare gli occhi dalle pagine, ma che sarebbe importante tenere sempre a portata di mano sul comodino, quasi come se fosse una sorta di Bibbia personale o un prezioso “atlante sentimentale” della lettura.

Un libro così che ci accompagna nel tempo, per ricordarci ogni volta che apriamo un libro, in realtà stiamo aprendo anche una parte di noi stessi, esplorando mondi interiori e scoprendo nuove emozioni e riflessioni profonde.

Marta Perego sarà protagonista, domani sera alla Biblioteca Comunale di Affi, nel primo appuntamento della terza edizione di “Se una notte d’inverno un lettore“, la rassegna letteraria organizzata dalla stessa biblioteca e promossa dal Comune di Affi che invita alla lettura e all’incontro con gli autori.

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