Festambiente 2025, il festival di Legambiente dedicato quest’anno alle “città del futuro“, ha visto fra i vari incontri anche una interessante tavola rotonda dal titolo “Città vive, territori resilienti: la sfida della rigenerazione”. All’incontro – moderato da Ernesto Kieffer di Heraldo – sono intervenuti Stefano Ciafani (presidente di Legambiente), Federico Benini (assessore del Comune di Verona), Luca Speziali (presidente di CER Verona Green) e Matteo Piancastelli (vicepresidente di BCC della Valpolicella Benaco Banca). Al centro del confronto, la rigenerazione urbana come progetto integrato: meno auto e più mobilità pubblica, depaving e suolo permeabile, verde diffuso e rifugi climatici, comunità energetiche per ridurre costi e dipendenze, e una finanza di territorio capace di sostenere quartieri, imprese e associazioni, con il contributo decisivo della partecipazione civica.

Per Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, la rigenerazione «deve ripensare la città sotto tutti i punti di vista», fino a “smontare e rimontare” i pezzi urbani dove serve. Obiettivi chiari: meno auto private, più mobilità pubblica e di prossimità, de-sigillare i suoli, potenziare aree verdi e rifugi climatici per affrontare ondate di calore ed eventi estremi. Netto il monito sul consumo di suolo: lo stop va applicato dove si consuma davvero (nuove aree residenziali e produttive, logistica, data center), evitando scorciatoie narrative che prendono di mira soltanto certi ambiti come il fotovoltaico a terra.

Verona, cantieri che cambiano il quotidiano

L’assessore Federico Benini ha rivendicato una linea basata sulla cura del verde: abbattimenti solo con perizia VTA e QR code sul motivo, sostituzioni rapide, coinvolgimento dei cittadini nell’irrigazione delle nuove alberature. Al centro la strategia depaving (da asfalto a terra e prato) e la trasformazione di parcheggi e strade in parchi e viali alberati in vari quartieri. Nell’invito a fare scelte coraggiose c’è l’esempio di Piazza Bra Molinari: uno degli scorci più belli di Verona, incastrato tra Sant’Anastasia e l’Adige e affacciato sul Teatro Romano, attualmente relegato al ruolo di parcheggio. «Non è popolare eliminare parcheggi, i cambiamenti comportano disagi – ha detto – ma servono a migliorare la qualità della vita».

L’energia come bene comune

La rigenerazione passa anche dall’energia. Luca Speziali, presidente di CER Verona Green, ha descritto la comunità energetica come «prima di tutto comunità»: uno strumento che ricuce legami tra cittadini, enti e luoghi, riducendo costi e dipendenza dalle fonti fossili. Tra gli ostacoli, le zone grigie normative che rallentano gli impianti diffusi. La rotta, però, è tracciata: «L’energia deve tornare a essere un bene comune», con regole semplici che consentano di usare localmente ciò che si produce, pagando in modo trasparente solo il servizio di rete.

Finanza di territorio, non speculazione

Il vicepresidente di Benaco Banca – BCC Valpolicella, Matteo Piancastelli, ha ricordato il ruolo delle banche di credito cooperativo, vincolate per statuto a investire sul territorio e a redistribuire utili in progetti sociali e ambientali. Tra le azioni citate: bandi per l’ecologia integrale, sostegno al no profit e la scelta di aprire filiali nei quartieri popolari per accompagnare rigenerazione e nuova imprenditorialità. Un ruolo che lega la finanza alla qualità della vita dei cittadini e che trova nel recupero e nel rispetto dei territori  una destinazione naturale per i investimenti sul bene comune. 

Sul metodo, i relatori sono tutti d’accordo: la partecipazione è essenziale per migliorare i progetti e costruire consenso informato, senza rinunciare alla responsabilità della decisione finale nell’interesse collettivo. Rigenerare, in sintesi, significa più verde, meno cemento e auto, energia condivisa, progettazione indipendente e di qualità. Non uno slogan, ma un’agenda di lavoro che, a Verona, entra nei cantieri e nei bilanci.

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