Cinque punti raccolti in cinque partite finora per la Virtus Verona all’inizio della stagione 2025/26, un risultato che li posiziona momentaneamente all’11º posto in classifica generale, appena due posizioni più in basso rispetto al nono posto ottenuto alla fine della scorsa stagione. Questa partenza un po’ più lenta rispetto alle attese, però, non deve assolutamente destare preoccupazioni, anzi, può essere vista come un momento di assestamento utile per affrontare con maggiore forza il prosieguo del campionato.

L’inizio è sempre in salita

La parola “partenza”, in casa Virtus, non verrà mai letta come uno sprint da centometrista, ma più come una corsa interlocutoria di riscaldamento generale. La scorsa stagione i punti dopo sette giornate erano quattro, uno in meno rispetto a quest’anno ma con due gare in più disputate. Da lì, otto risultati utili consecutivi che hanno gettato le basi per accaparrarsi una qualificazione nel post-season. Non c’è dunque fretta per gli uomini di Gigi Fresco, che ha ribadito nella conferenza stampa post-match contro le Dolomiti Bellunesi di non essere affatto preoccupato per l’avvio di stagione.

La Virtus è una scommessa e su questo si basa: comprare giocatori giovani e promettenti su cui puntare e con i quali lavorare pian piano, così da facilitarne la crescita“.

E su questo Gigi Fresco non sbaglia. Dei dieci acquisti arrivati nel mercato estivo, solamente tre superano i 23 anni. 23 è anche l’età media complessiva della rosa, fra le più basse del girone, a dimostrazione di un’ambiente che cresce facendo crescere, alle volte anche se più a rilento di quanto si possa immaginare.

I match contro Inter U23 e Dolomiti Bellunesi: una Virtus multiforme

Prima il recupero infrasettimanale della terza giornata contro i nerazzurri, poi le Dolomiti Bellunesi la domenica: per i rossoblù è stata una settimana impegnativa, dalla quale sono riusciti a strappare solamente un punto su sei disponibili. La distanza ravvicinata ed il conseguente risicato recupero fra le due sfide ha obbligato Fresco a schierare nella sfida di domenica una formazione rimaneggiata rispetto a quella messa in campo contro l’Inter, cambiando di conseguenza anche l’aspetto tattico.

Nella sfida di mercoledì, la Virtus ha tenuto testa a una più attrezzata Inter, che ha trovato il gol vittoria in pieno recupero grazie ad una fortuita conclusione deviata dalla distanza. In campo si è vista la solita Virtus: fraseggio con palla a terra per poi ricercare il nuovo arrivato Mancini lì davanti, obbligato a difendere spalle alla porta e ricercare una sponda centrale, dove la Virtus puntava a fare densità per poi ricercare Fabbro nello spazio libero. Ottima anche la prova di Muhameti, centrocampista classe 2004 arrivato quest’estate dall’Atalanta U23, che abbina doti tecniche a capacità d’incursione. Un primo tempo di buon calcio, i cui goal sono però arrivati da palla inattiva, entrambi da difensori: Munaretti per la Virtus e Stante per l’Inter. Il gol del vantaggio nerazzurro arriverà con Fiordilino allo scadere, grazie a una fortuita deviazione di Daffara.

La sfida contro le Dolomiti Bellunesi è stata invece preparata in modo diverso da Fresco: l’impegno infrasettimanale ha spezzato il recupero e dunque, contro i nuovi arrivati in C, è stata schierata una formazione rimaneggiata, così come l’approccio tattico alla gara. Cinque interpreti su undici cambiati, con un centrocampo inedito senza le due mezz’ali titolari, Muhameti e Zarpellon, a fare da raccordo. Una partita in cui la Virtus ha abbassato notevolmente il baricentro, come confermato da Fresco in conferenza, ricercando i suoi riferimenti offensivi e provando a colpire in contropiede, approfittando dell’eccessivo scaglionamento bellunese fra centrocampo e difesa. La Virtus passa in vantaggio con il primo gol in campionato di Mancini, attaccante scuola Juve classe 2004, per poi subire il gol del pareggio su un’altra conclusione dalla distanza, anche questa volta con deviazione.

@ph.nicolaguerra

Certezze, ballottaggi e rientri: tutto da scoprire

A distanza di più di un mese dall’avvio ufficiale della stagione di Serie C, nonostante i numerosi indisponibili, si può già nitidamente comprendere quale sia lo scheletro iniziale della rosa. In difesa i nomi da fare sono sicuramente quelli di Bassi e Toffanin, il primo adoperato sia come braccetto che come quarto di centrocampo, con Daffara a disposizione in caso di avanzamento, il secondo erto a perno centrale e leader della difesa rossoblù. Il centrocampo sembra essere anch’esso ben definito, con Muhameti e Zarpellon mezze ali, mentre Fanini nel ruolo di play in attesa del ritorno di Gatti. La fascia destra ha tatuato il nome di Patanè, tra i migliori di questo avvio di campionato, mentre sull’estremo opposto si alterneranno Amadio e, se non applicato come braccetto, Bassi. Anche lui fra i preferiti di mister Fresco.

Il capitolo attacco sembra essere quello più incerto, almeno sulla carta. “Bomber” De Marchi, dopo l’espulsione alla prima giornata e la conseguente squalifica nel match contro l’Arzignano, ha subito un infortunio al piede che lo sta rallentando nel rientro in campo. Situazione analoga con il nuovo arrivato Hachim Mastour, strappatosi ad inizio mese e quindi ancora in pieno recupero, così come Caia, che tornerà solamente tra ottobre e novembre.

A Gigi Fresco, dunque, non è rimasto altro che affidarsi alla coppia Fabbro – Mancini. Il risultato? Tre gol e un assist per il primo, un gol per il secondo. Due attaccanti che con il gol, nelle ultime stagioni, avevano sviluppato una relazione più tossica che confidenziale, cercandolo tanto ma incontrandolo di rado. Entrambi si sono sbloccati, con Fabbro che il primo sigillo lo ha trovato alla prima di campionato, Mancini alla quinta. Il primo sembra non volersi più fermare, e i numeri lo confermano, il secondo ha tutte le potenzialità per confermarsi. Sempre che i rientri degli indisponibili non vadano a sovvertire le gerarchie del reparto.

Cambio modulo e nuovi assetti offensivi?

La Virtus gioca con una doppia punta, e come spesso accade, una va incontro mentre l’altra ricerca la profondità. Il tutto con Zarpellon mezz’ala a fare da leader tecnico e collante tra i due reparti. Se si considera la prima giornata di campionato come banco di prova per la formazione titolare stagionale (al lordo di infortuni), la coppia prescelta è De Marchi – Mancini. Infatti, il primo predilige giocare sulla linea del fuorigioco, cercando una profondità totale, spesso allargandosi per puntare la porta da sinistra, il secondo lavora spalle ad essa, facendo molto lavoro sporco. Con l’infortunio di De Marchi è subentrato Fabbro, cambiando l’interprete sì, ma non il tipo di manovra, essendo che anche lui un elemento che si trova a proprio agio attaccando la linea avversaria.

I 16 gol di De Marchi della scorsa stagione certificano che la sua presenza, a prescindere dal compagno di reparto, sarà imprescindibile. Ciò che però risulterà complicato per Gigi Fresco al momento del rientro del suo bomber sarà rinunciare proprio ad un Michael Fabbro in stato di grazia. È qui che potrebbe entrare in gioco una potenziale sovversione della manovra d’attacco disegnata. Tenendo conto della presenza di un giocatore tecnicamente sopra la media come Hachim Mastour, in grado di orbitare in zona di rifinitura, e di un Tommaso Mancini così giovane ma già diligente nel disporsi a favore della squadra, un attacco a tre non sembra essere un’opzione così remota.

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Considerando la capacità della Virtus di occupare la zona centrale del campo con gli inserimenti di Muhameti, gli accentramenti interni di Patanè, la verticalità conferita da De Marchi e/o Fabbro, l’estro tecnico di Mastour e la capacità di far salire la squadra di Mancini, la stesura dell’attacco prescelto sembra più complicato di quanto previsto.

“Aggiungere”, però, comprende inevitabilmente anche il “togliere”, e con queste individualità pronte a giocarsi un posto da titolare Gigi Fresco rischia di trovarsi fra le mani una vera “gallina dalle uova d’oro”. Oppure una bella “gatta da pelare”. Dipende dai punti di vista.

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