I manifestanti pro Palestina hanno vinto La Vuelta
La Vuelta 2025 si è chiusa con l'annullamento della tappa di Madrid per le proteste dei manifestanti pro Palestina. La cronostoria della corsa e delle proteste.

La Vuelta 2025 si è chiusa con l'annullamento della tappa di Madrid per le proteste dei manifestanti pro Palestina. La cronostoria della corsa e delle proteste.

Niente passerella, né volata conclusiva all’ombra di Plaza de Cibeles e nemmeno le cerimonie di premiazione. La Vuelta a España 2025 si è chiusa a 56 km dall’arrivo in virtù dell’invasione del circuito conclusivo di Madrid da parte dei manifestanti pro Palestina.
La corsa ciclistica a tappe più importante al mondo dopo il Tour de France e il Giro d’Italia è stata quest’anno segnata dalle costanti proteste dei manifestanti che denunciano il genocidio della popolazione palestinese portato avanti dall’esercito israeliano a Gaza.
In secondo piano è finito quindi l’aspetto sportivo, con la vittoria del danese della Visma Lease a Bike Jonas Vingegaard, al terzo grande giro in bacheca dopo i Tour del 2022 e 2023, davanti al portoghese della UAE Team Emirates-XRG João Almeida e il britannico della Q36.5 Tom Pidcock.
L’invasione del traguardo finale di Madrid è stato soltanto l’ultimo atto di una mobilitazione partita già alla 5° tappa a Figueres, quando durante la cronosquadre gli atleti della Israel-Premier Tech sono stati temporaneamente bloccati sul percorso dai manifestanti. Nella 10° tappa, da Navarra a Isaba, alcune persone si sono immesse sul percorso rischiando di essere travolte dal gruppo.
Il giorno dopo a Bilbao le proteste nella zona del traguardo hanno portato gli organizzatori a fermare la corsa ai -3 km dall’arrivo. Nella 13° tappa i tre fuggitivi di giornata erano stati fermati all’inizio della salita finale dell’Angrilu. Durante la 15° tappa con arrivo a Monforte de Lemos un manifestante è entrato sul percorso provocando la caduta – e il ritiro – dello spagnolo della Movistar Javier Romo.
Le proteste non si sono fermate. Nella frazione successiva – da Poio a Mos Castro de Erville – il traguardo è stato invaso dai manifestanti costringendo il direttore di gara a far concludere la frazione a 8 km dall’arrivo e anche la cronometro di Valladolid, 18° tappa, è stata accorciata da 27 a 12 km per motivi di sicurezza.
Il giornale francese L’Equipe aveva rilanciato la notizia che l’organizzatore ASO stesse valutando di anticipare la fine della corsa sul traguardo della 20° e penultima tappa, alla Bola del Mundo, cancellando l’arrivo a Madrid. Ma anche in quella frazione i manifestanti avevano avuto modo di impattare sulla corsa, bloccando per un breve tratto le ammiraglie a seguito della corsa.
Alla fine si è voluto cercare di arrivare a Madrid e circa 100.000 persone si sono riversate per le strade, superando le transenne e bloccando le vie che avrebbero dovuto ospitare gli ultimi km della gara. Nella capitale spagnola la tensione ha raggiunto il suo picco con alcune persone che hanno lanciato oggetti verso la polizia, che ha risposto con cariche e lancio di lacrimogeni.
Diversi i fattori che hanno portato le proteste sulle strade della corsa ciclistica – quest’anno partita peraltro dall’Italia per la prima volta nella sua storia con tre tappe in Piemonte – a partire dall’attenzione e sensibilità che ci sono in Spagna rispetto all’occupazione israeliana di Gaza. A questo si aggiunge il fatto che tra le squadre al via della Vuelta c’era la formazione israeliana Israel-Premier Tech e che uno degli sponsor della gara fosse Carrefour.
Sulla Maglia Rossa simbolo del leader della corsa infatti, che sarebbe stata consegnata sul podio di Madrid a Jonas Vingegaard, c’era ben in vista il logo della catena multinazionale di supermercati con sede in Francia, che da più di 10 anni è lo sponsor principale della Maglia Rossa ma allo stesso tempo, denunciano i sostenitori della causa palestinese, è complice dell’occupazione da parte di Israele dei territori di Palestina e Cisgiordania.
Il movimento palestinese BDS (Campagna di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) dal 2022 denuncia l’accordo stipulato dalla multinazionale con la società israeliana Electra Consumer Products e la sua controllata Yenot Bitan. Le due società sono presenti anche nelle colonie israeliane in territorio palestinese sfruttando per le loro attività le risorse dell’area. Inoltre, segnala BDS, le filiali locali di Carrefour consegnano razioni alimentari ai soldati dell’esercito israeliano presente a Gaza.
L’attenzione dei manifestanti alla Vuelta però si è maggiormente concentrata sulla Israel-Premier Tech. La squadra è stata fondata nel 2014 in Israele – col nome di Israel Cycling Academy – dall’ex-ciclista Ran Margaliot e l’americano Ron Baron, fondatore di una società di gestione del capitale. Cinque anni dopo il team ha acquisito dalla squadra russa Katusha la licenza UCI World Tour entrando nell’elité del ciclismo mondiale e trovando un nuovo sponsor nella Start-Up Nation, non-profit israeliana dedita alla promozione delle start-up locali.
La squadra nel 2022 stringe una partnership con l’azienda canadese Premier Tech, diventando Israel-Premier Tech ma perde lo status di squadra World Tour – retrocedendo a ProTeam – a causa degli scarsi risultati. Tuttavia continua a ricevere inviti alle principali corse ciclistiche, portando avanti quello che movimenti come BDS e sostenitori della causa palestinese definiscono sportwashing.
Lo sportwashing altro non è che una forma di propaganda in cui, attraverso la partecipazione o l’organizzazione di eventi sportivi, si “ripulisce” l’immagine di un paese coinvolto in illeciti o crimini. L’esempio più recente arriva dal Tour of Rwanda 2025: mentre l’azione militare israeliana nella Striscia di Gaza si faceva sempre più violenta, l’Israel-Premier Tech – al via della corsa – presentava l’iniziativa “Racing for change” per supportare il ciclismo femminile del paese africano. La situazione ha portato a sempre maggiori richieste di esclusione dalle corse e proteste sulle strade, come quelle verificate quest’anno sia al Giro d’Italia (tappa 6) che al Tour de France (tappa 11).
Alla Vuelta la squadra sembrava sul punto di essere esclusa dalla corsa dopo l’11° tappa per garantire alle altre formazioni di proseguire in sicurezza: una richiesta arrivata all’attuale proprietario del team – l’imprenditore israelo-canadese Sylvan Adams – dal CEO di ASO Jan Le Monner. La formazione però ha comunicato che avrebbe continuato perché un suo ritiro avrebbe significato «un pericoloso precedente nel mondo del ciclismo». La stessa Unione Ciclistica Internazionale (UCI) aveva garantito alla Israel-Premier Tech di continuare la corsa perché, come affermato dal membro del Direttivo UCI Jose Luis López Cerrón, «ad oggi non esiste alcuna sanzione internazionale contro Israele».
Tuttavia dalla 14° tappa la squadra ha iniziato ad indossare una divisa senza la scritta “Israel” e con il solo monogramma. Il giornale belga LeSoir aveva scritto che dal 2026 questa scelta sarebbe diventata permanente e la squadra sarebbe diventata solo Premier Tech, notizia bollata come «fake news» da Adams.
Il day after i fatti di Madrid ha visto intervenire il premier spagnolo Pedro Sanchez. Al Congresso dei Deputati ha dichiarato:
La nostra posizione è chiara. Fino a quando non cesserà la barbarie nè Russia né Israele possono partecipare ad eventi internazionali. […] Credo che il dibattito generato da quello che è successo ieri a Madrid deve allargarsi a tutto il mondo.
Pedro Sanchez, 15/9/2025
La Ministra all’Istruzione Pilar Alegría ha dichiarato al programma “Carrusel Deportivo” che «La Vuelta si sarebbe svolta in maniera normale se non avesse partecipato la squadra di un paese genocida», aggiungendo anche che «lo sport non deve essere un’isola estranea alla sofferenza di Gaza».
Il presidente della regione Gran Canaria Antonio Morales ha fatto sapere che la regione non ospiterà le ultime tappe della prossima edizione se al via ci sarà nuovamente la formazione israeliana.
Di tutt’altro avviso l’UCI che in un comunicato «esprime la sua totale disapprovazione e profonda preoccupazione» per ciò che è avvenuto durante le tre settimane di gara e attacca il Presidente Sanchez per la sua presa di posizione a favore dei manifestanti: «Ci dispiace che il Presidente del governo spagnolo e il suo esecutivo abbiano appoggiato azioni compiute nell’ambito di una competizione sportiva che potrebbero ostacolarne il regolare svolgimento e che, in alcuni casi, abbiano espresso la loro ammirazione per i manifestanti. […] L’UCI condanna in maniera ferma la strumentalizzazione dello sport per fini politici, e in particolare da parte di un governo».
Tra i ciclisti è prevalente il senso di smarrimento di fronte ai fatti di queste settimane. Lo stesso vincitore Jonas Vingegaard che già nel secondo giorno di riposo aveva riconosciuto la legittimità delle proteste – «I manifestanti lo fanno per una ragione, è orribile quello che sta accadendo» – pur non condividendo il fatto che si concentrassero sul percorso della Vuelta, dopo la cancellazione dell’arrivo di Madrid ha dichiarato:
È un peccato che ci sia stato rubato un momento di eternità. Sono davvero deluso. Non vedevo l’ora di festeggiare questa vittoria con la mia squadra e i tifosi. Tutti hanno il diritto di protestare, ma non in un modo che influenzi la corsa o metta a repentaglio la nostra corsa.
Jonas Vingegaard, Mundo Deportivo, 14/9/2025
Preoccupato invece per quello che potrà succedere in futuro è invece l’ex-campione del mondo Michał Kwiatkowski (Ineos Grenadiers) che sul suo profilo Instagram scrive: «D’ora in poi è chiaro a tutti che una gara ciclistica può essere usata per le proteste e la prossima volta sarà peggiore perché qualcuno ha permesso che accadesse e ha guardato dall’altra parte».
In attesa di una presa di posizione degli organismi politici e di una riflessione sulla sicurezza sugli eventi ciclistici, alla fine per gli atleti c’è stato un podio surreale, fatto con mini-frigo e teloni, nel parcheggio dell’hotel dove alloggiavano gli atleti della Visma Lease a Bike e Q36.5 mentre per i manifestanti la soddisfazione di aver paralizzato un evento di portata mondiale per accendere nuove luci sul genocidio in atto. La Vuelta 2025 l’hanno vinta loro.
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