Nuovo giorno al Lido di Venezia, nuovi film da assaporare alla 82esima edizione della Mostra internazionale di Arte cinematografica. In “Jay Kelly” di Noah Baumbach con George Clooney, la crisi si fa strada, la solitudine, la mancanza della famiglia e di vere relazioni accendono la coscienza di una assenza di paternità.

Jay Kelly

Il grande attore cercherà di riconquistare il terreno perduto, grazie anche a uno strano incontro con un vecchio compagno di classe. Il cambiamento però richiede sforzo, sofferenza e un “bagno d’umiltà”, indispensabile per tentare di entrare nel cuore delle sue ragazze.

Kelly a un certo punto è stremato, sconfitto, e si getta in ginocchio in mezzo al bosco, è solo a terra con la sua anima. Il film è davvero piacevole, lo stile è molto americano, i dialoghi sono spesso concitati, veloci e sovrapposti, uno parla sopra l’altra, e c’è poco spazio per la riflessione e il silenzio.

Adam Sandler durante la conferenza stampa di “Jay Kelly”

La trovata del viaggio in treno è decisamente costruita ad hoc e il viaggio in Italia sembra ricalcare i vari film americani che ritraggono il nostro paese (da “Letters to Juliet”, a “Sotto il sole della Toscana”, e ancora “Camera con vista”).

Spesso viene scelta la Toscana, le colline, i cipressi, il cibo, il vino e il cliché rimane gradito al pubblico. Il film di Baumbach affronta temi veri che in vari momenti scivolano nella superficie della trama, Sandler e Clooney sono bravi, audaci e convincenti.

À pied d’œuvre (At Work)

À pied d’œuvre (At Work) di Valérie Donzelli racconta la storia di Paul, un ex fotografo che ha deciso di fare lo scrittore e si ritrova solo e senza soldi, la moglie ha deciso di andarsene e i due figli pure. Paul fatica ad accettare il distacco ma deve cambiare casa. E il suo terzo libro non funziona e vende poco, così viene costretto a cercar lavoro accettando di entrare in un una piattaforma regolata da algoritmo: puoi accaparrarti un servizio lavorativo (svuotamento di cantine e pittura di stanze), con una sorta di asta al ribasso, chi offre il prezzo più conveniente ottiene il lavoro.

Paul diventa capace di fare tutto, ha scelto di continuare a fare lo scrittore e questo comporta un livello di vita ai limiti della povertà. Nel racconto che la voce fuori campo dice si svela anche il percorso individuale, la crisi personale, la difficoltà di relazione con i due figli e, soprattutto, con l’ex moglie. Paul ha deciso di essere lui la ricerca della sua vita, una vita che corrisponda alla sua sensibilità, dice la regista.

Il film è tratto dal romanzo autobiografico di Franck Courtes, “ricevere la vita come un dono perché la vita è troppo importante, scegliere di vivere con il proprio sentire è rendere grazie all’opera di Dio, la più grande opera quella della creazione dell’uomo” dicono regista e romanziere.

Il rischio grave oggi è uno svilimento del lavoro, un affidamento a intelligenze artificiali e algoritmi che tolgono ogni tipo di contatto e di relazione, usando le persone come oggetti e non più soggetti.

L’attore che interpreta Paul è un giovane Bastien Boullion attore di grande sensibilità. Il film rivela momenti di introspezione e di umile silenzio, a volte quasi disperato. Diretto dall’attrice sceneggiatrice Valérie Donzelli classe ’73, À pied d’œuvre è il suo settimo film (tra cui “La guerra è dichiarata” e “Notre Dame”).

Nella fatica di capire chi si è, i due film, in modi molto diversi, americano e francese, narrano un cammino di revisione interiore, sembra di sentire le domande: chi sono? Dove sto andando? La mia vita per me o per chi altro/a? C’è qualcuno lassù?

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