“La Grazia” apre la 82esima Mostra del Cinema di Venezia
Il film di apertura dell’82esima Mostra del Cinema di Venezia è stato "La Grazia" di Paolo Sorrentino, già vincitore del Leone d’Argento nel 2021 con "È stata la mano di Dio".

Il film di apertura dell’82esima Mostra del Cinema di Venezia è stato "La Grazia" di Paolo Sorrentino, già vincitore del Leone d’Argento nel 2021 con "È stata la mano di Dio".

Dopo aver sbancato i botteghini l’anno scorso con Parthenope, il nuovo lungometraggio di Paolo Sorrentino, La Grazia, segue la linea drammatica del precedente, confermando un genere prediletto del regista. “Mi aveva presentato la sceneggiatura de La Grazia quattro anni fa, in 24 ore avevo già deciso di farlo” afferma il produttore del film Andrea Scrosati. “Poi ha scelto di fare prima Parthenope e abbiamo rimandato, ma quando mi ha detto di volerlo finalmente girare ero felicissimo. Ovviamente è un onore e il tema è importante, quando si fa l’avventura di girare un film così si crea una comunità”.
Il film, che parla del Presidente della Repubblica alle prese con ben tre questioni morali negli ultimi sei mesi di mandato, riporta in luce l’argomento dell’eutanasia in diverse forme.
Interpretato da Toni Servillo, Mariano De Santis è un ex giudice che ha coperto per i sette anni il ruolo delicatissimo di Presidente, affrontando ben sei crisi di Governo, una delle quali provocate da “uno scellerato”. Lo stile governativo ragionato e sommesso, preferisce prendersi una pausa in più di riflessione piuttosto di prendere decisioni affrettate, caratteristica che viene spesso criticata dalla figlia Dorotea, anche lei giurista.
È infatti la figlia, interpretata da un’eccellente Anna Ferzetti, a spingere il padre a firmare la
nuova legge sull’eutanasia, molte volte rimandata dal padre che afferma «se la firmo sono un assassino, se non la firmo sono un torturatore».
Intorno a questi due estremi e al dilemma etico che li sovrasta si gioca tutto il film che, accompagnato dalla sottotrama dell’amore malinconico di De Santis (aka Servillo) per la moglie defunta, ne porta diversi esempi.
Sebbene l’attore Toni Servillo ribadisca che il protagonista non sia ispirato a un Presidente della Repubblica in particolare, Sorrentino ammette che l’idea del film è venuta anche da una vicenda di grazia di Sergio Mattarella. Come l’attuale presidente, anche nel film viene richiesta la grazia per un uomo in carcere per aver ucciso la moglie malata di Alzheimer, oltre che per una donna omicida del marito nel sonno perché la torturava.

La morale cristiana, rappresentata dal Papa, si scontra con la morale umana di coloro che ammettono di aver ucciso per liberare l’altro da un certo tipo di sofferenza, di rottura. Il conflitto interiore disturba gli ultimi sei mesi di carica del, portando il Presidente a fare lunghe discussioni giuridiche con la figlia e ragionamenti sulla vita e la morte. Simbolo dell’incertezza e immobilità di De Santis è la malattia del cavallo che, agonizzante, lo richiama alla scelta tra la tortura e l’omicidio, cioè l’eutanasia.
Inserita in una scenografia volutamente più sobria e spoglia, con una fotografia d’eccellenza diretta da Daria D’Antonio che apprezza la «volontà di Paolo di alzare sempre la stanghetta», a fare da co-protagonista è la musica: incalzante, conosciuta e in contrasto con il tema. Oltre al pezzo musicale Surf&Ride reso famoso da un trend social («ammetto di averlo preso da lì» dice Sorrentino), anche il rapper Gue Pequeno viene spesso citato, fino a comparire velocemente verso la fine del film: «per alleggerire dal tema, oltre al fatto che i suoi testi mi piacciono» dice il regista.
Durante la conferenza stampa di presentazione del film, alla domanda “se il cinema dovrebbe avere un impatto nella politica italiana”, Sorrentino risponde: «Penso che il cinema possa provarci, non ha più l’impatto devastante che aveva un tempo. Posso solo augurarmi che riporti il tema dell’eutanasia perché è molto importante».
Per quanto riguarda il tema della grazia dice che «non è soltanto uno strumento giuridico, ma anche un modo di vivere la vita in modo amoroso. Dovrebbe essere un atteggiamento della nostra classe politica». Alla domanda sulle critiche per i finanziamenti ricevuti da MUBI da una startup militare israeliana decide di non rispondere (sarà la piattaforma a farlo, sostiene): il film sarà disponibile sulla piattaforma dopo l’uscita nelle sale, a gennaio 2026.
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