Dopo la dichiarazione di Netanyahu di voler occupare completamente la Striscia di Gaza anche se Hamas accetterà l’accordo, dopo un’estate in cui molti paesi hanno infine riconosciuto la Palestina (o promesso di farlo, confermando l’incertezza politica), dopo l’attacco al cuore di Gaza da parte di Israele che arriva così a occupare il 75% della Striscia, la fine del genocidio sembra ormai un’illusione.

Sperare infatti che l’occidente si ragguagli improvvisamente, prendendo decisioni risolutive e impedendo la morte dichiarata dei restanti abitanti gazawi, sembra dover restare solo un sogno di giustizia.

Neppure le campagne di boicottaggio del BDS movement e di Boycott Israel alle quali hanno aderito anche la Coop e alcune farmacie, oltre ai numerosi esercenti che hanno scelto di vendere solo Gaza Cola o Palestine Cola al posto delle altre bevande gasate, stanno avendo l’effetto sperato di rallentare il genocidio. Sembra ormai inevitabile, e la speranza comincia a mancare a tutti.

I bambini e le bambine di Gaza

Gli unici a cui la speranza non manca sono gli stessi bambini che questo genocidio lo subiscono. I bambini di Gaza ai quali è stato tolto tutto, parenti, la casa, il futuro, la salute e a molti anche la vita, hanno comunque la forza di sognare e sperare in un cambiamento.

Attraverso l’arte si manifesta questa tensione alla pace che dimostrano i dipinti ospiti alla mostra “Arte è pace. Gaza paintings – Racconti e testimonianze sull’arte dei bambini di Gaza”.

L’esposizione dei disegni e delle opere fa parte del Festival diffuso Mescolanze 2025 iniziato il 20 luglio e che terminerà a dicembre. Nella sede del Teatro di Cerro sarà possibile visionare le cinquanta opere e contribuire all’attività di sostegno economico che l’associazione Ananda Marga Universal Relief Team Ladies svolge in 7 scuole a Gaza e 2 scuole palestinesi in Egitto.

A Cerro Veronese ritorna il Festival Mescolanze 2025

Stasera, venerdì 22 agosto dalle ore 20.45, al Teatro di Cerro Veronese, saranno esposti i quadri che i bambini hanno dipinto in mezzo alle macerie, assieme all’aiuto dell’ong. Tra le immagini riprese ci sono palle infuocate, fango, case distrutte, aquiloni, bambini che nuotano e bombe che cadono dal cielo. Uno dei quadri rappresenta un cactus in un deserto rosso che il piccolo autore spiega così: disarmante: «Questa pianta ha molta pazienza e riesce a vivere e a sopravvivere senza acqua». L’incontro prevede anche una presentazione che verrà svolta da Didi Ananda Rasasudha’, monaca della tradizione Tantrica e volontaria Amurtel, in dialogo con Marco L. Zanchi. Infine sarà Simonetta Giacon a dare voce ai bambini con la lettura di alcune delle lettere da loro scritte accompagnata dalla proiezione di un video di testimonianza.

«È stato un tale onore lavorare con donne e bambini che hanno subìto così tanto, ma che sono così forti», afferma Didi Ananda Rasasudha’, per la quale l’arte può diventare un momento di pace e di comunione con la sofferenza altrui.

«Questa esposizione vuole essere una testimonianza della grande umanità che è dentro a tutti i nostri cuori» continua la monaca, alla quale la voce si spezza durante il video di presentazione. Mettersi a confronto con gli orrori del genocidio richiede una presenza a se stessi e alla giustizia sociale e mondiale. La mostra sarà aperta nella serata di oggi, ma l’associazione continuerà a operare nei prossimi mesi. Per informazioni contattare la monaca al AnandaRasasudha@proton.me oppure donare sul sito: wise.com/pay/me/radhac22.

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