Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno” ( “Everyone in my family has killed someone”, Feltrinelli 2022) è il titolo che viene dato dal protagonista d’invenzione Ernest (detto Ernie) Cunningham al suo primo vero romanzo, resoconto della famigerata quanto apocalittica riunione della famiglia Cunningham presso lo Sky Lodge: il più alto, più freddo e certamente più isolato rifugio sciistico d’Australia.

Riunione che lo costringerà ad assumere i panni di riluttante detective per risolvere una lunga serie di cadaveri e circostante macabre che sembrano avere origine dal passato oscuro della famiglia. Nonostante all’inizio della storia si consideri uno scrittore mediocre, autopubblicato su Amazon con manuali fai-da-te per aspiranti giallisti, Ernie avverte che tutto quello che scriverà è accaduto veramente e seguirà le regole del famoso “Decalogo del giallo perfetto” di Ronald Know del 1929, mettendo ogni indizio e sospetto a disposizione dei lettori perché possano accusare il proprio sospetto assassino. Afferma anche che alla fine della storia il titolo verrà in ogni caso confermato, ed ogni membro della sua famiglia avrà effettivamente ucciso qualcuno, in un modo o nell’altro.

Lo stesso titolo è stato scelto dallo scrittore ed agente letterario australiano Benjamin Stevenson per il suo terzo romanzo. Pubblicato per la prima volta da Feltrinelli nell’edizione ottobre 2022, ma tuttora in quarta posizione nella classifica bestseller 2025, “Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno” è in corso di traduzione in oltre venti paesi, ed oltre ad essere stato a lungo al primo posto delle classifiche australiane, diventerà molto presto una serie HBO.

Non c’è da meravigliarsi se un adattamento televisivo è già in corso se si considera lo stile del romanzo: la trama estremamente complessa ma ben congegnata e ricca di colpi di scena, insieme al black humour di cui è intrisa la voce del protagonista, ricorda un già fortunatissimo “Cena con delitto: Knives Out”, candidato all’Oscar per la miglior sceneggiatura originale. Lo stesso background dello scrittore conferma che l’ironia è la chiave di volta che tiene insieme la storia: Benjamin Stevenson è, infatti, anche un pluripremiato stand-up comedian, famoso in Australia e in Europa per essere l’altra metà del duo comico The Stevenson Experience insieme al suo fratello gemello. Dettaglio anche questo ironicamente azzeccato per quanto importante venga considerato il legame di sangue tra fratelli all’interno del romanzo.

La storia, così come la catena di delitti e crimini che lo arricchiscono, ruota intorno alla malfamata famiglia Cunningham, condannata e perseguitata per tutta la vita dalle forze dell’ordine australiane per un grave crimine commesso dal padre del protagonista: Robert Cunningham. Delinquente di bassa lega che si affidava a piccoli furti per mantenere la famiglia, durante una rapina a mano armata Robert sparò ed uccise un poliziotto sul colpo, costringendo il partner di pattuglia Alan Holton a freddarlo senza possibilità di risposta.

Dal quel momento i Cunningham non trovarono mai pace, venendo considerati una famiglia di assassini, accusati e vessati ovunque andassero. Questo costringerà la moglie di Robert, Audrey Cunningham, a chiudersi in un discutibile quanto ferreo odio per la legge e le forze dell’ordine da tramandare alla generazione successiva: i figli Ernest e Michael, e al resto della famiglia allargata.

La trama del romanzo, però, non è lineare, e scopriamo infatti che Ernie è stato ostracizzato per molti anni dalla famiglia, in primis dalla madre, per avere denunciato successivamente il fratello Michael, dopo essersi presentato una notte a casa sua con una refurtiva esatta di duecentocinquantamila dollari e un cadavere sul sedile posteriore dell’auto. Nonostante abbia agito secondo coscienza, il protagonista decide comunque di partecipare alla riunione di famiglia organizzata in montagna dai Cunningham per festeggiare l’uscita dal carcere dopo tre anni di Michael, nel disperato tentativo di essere riammesso nel nucleo familiare e in qualche modo “perdonato”.

Tutto precipita però, quando esattamente la notte prima della scarcerazione di Michael, viene ritrovato un cadavere di uno sconosciuto soprannominato “Scarponi Verdi” (citando una famosa vittima mai identificata, se non appunto per il colore degli scarponi, che giace tuttora lungo i sentieri dell’Everest). All’apparenza l’uomo dovrebbe essere morto congelato durante la notte, ma il volto è coperto di cenere, presente anche nei polmoni come se fosse morto in un incendio, anche se non sono presenti ustioni sul corpo. E a breve il versante della montagna pullulerà di detective, proprio il giorno della riunione dei Cunningham. È l’occasione per Stevenson di delineare una trama ricca di delitti e di colpi di scena, dove niente è come sembra e dove ci si interroga se il sangue sia veramente più denso dell’acqua, o come dice la sorellastra del protagonista, Sofia, se abbia più importanza chi amiamo così tanto da essere disposti ad uccidere.

Il romanzo risulta nel complesso ben congeniato e mostra la bravura del commediografo e scrittore nel gestire una trama che passa costantemente dal presente al passato, ricollegandosi a fatti precedenti ma senza svelarne mai i collegamenti, dando l’impressione al lettore di avere sempre la risposta a portata di mano ma senza riuscire ad afferrarla.

Tuttavia, per quanto alcuni personaggi e situazioni siano veramente umoristici, rendendo il romanzo scorrevole nonostante la trama molto artificiosa, l’utilizzo massiccio dell’ironia forse non sarà di gusto per tutti, rovinando in effetti in qualche punto il carico di drama e suspence, che pure sono molto presenti. Inoltre il doppio finale che risolve il mistero dal passato, vero motore della storia principale, viene risolto ma in maniera forse un po’ troppo sbrigativa, creando un ulteriore colpo di scena a cui forse poteva essere dedicato più spazio.

Avvertiamo, infine, che lo scrittore adora utilizzare gli acronimi e in molte parti del libro il nome dell’assassino potrebbe essere già stato rivelato ed essere in bella mostra, ma l’indizio più importante in realtà sta nella punteggiatura perché, come ha scritto lo stesso Stevenson “Vi avevo avvertiti: in un giallo, ogni parola contiene un indizio: che diavolo, persino la punteggiatura…”.

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