È stata presentata nei giorni scorsi, presso la Sala Archivi del Padiglione centrale ai Giardini della Biennale, l’82^ edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in programma dal 27 agosto al 6 settembre 2025. All’incontro hanno partecipato Paolo Lughi dell’Ufficio Stampa e Alberto Barbera, Direttore Artistico della Biennale, che hanno aperto la conferenza con un estratto del film che il regista Franco Maresco ha dedicato a Goffredo Fofi.

Dalle parole del Presidente della Biennale di Venezia Pierangelo Buttafuoco: «Siamo pronti per iniziare la 82esima Edizione e voglio fare solo un nome, quello di Roberto Saoner; voglio ringraziare lui perché per tramite suo segue una tradizione lunga 130 anni di lavoro della biennale qui a Venezia». Dopo i ringraziamenti al Ministero e alla Regione continua con: «lo ripeterò: questa è una Mostra, non un Festival, che attraverso la struttura di Biennale Cinema si è impegnata in un ambito particolare, che la pone in una posizione più aperta ed è come un transito di linde nuvole, (indicando la nuova copertina di Lorenzo Mattotti), che è quello di portarci alla speranza».

Ricorda poi la massa di accrediti universitari, la quantità di giovani e delle giovani generazioni che accompagnano i numerosi iscritti e che sono il futuro e la speranza di questo mondo. «Fuor di retorica: giovani. Fuor di retorica è un pubblico fresco e un fenomeno importante e delicato che va incoraggiato. E per questo la Biennale si vuole avvicinare sempre di più a questo fenomeno».

21 film in Concorso: tra ritorni, debutti e visioni globali

I film in concorso quest’anno sono 21: si inizia con l’apertura di Paolo Sorrentino La Grazia, di cui si dice poco per preservarne l’originalità imprevedibile. Tra le interpretazioni sorprendenti, The Wizard of the Kremlin racconta l’ascesa di Putin (interpretato da Jude Law), con regia e sceneggiatura di Olivier Assayas (in collaborazione con Emmanuel Carrère), e Jay Kelly di Noah Baumbach, in cui George Clooney interpreta un attore in crisi di mezza età. The Voice of Hinda Rajab di Kauther Ben Hania, di tutt’altro genere, narra la storia di una bambina imprigionata in un’auto a Gaza nel 2004 insieme agli zii durante un tentativo di fuga da un attacco dell’esercito israeliano.

In A House of Dynamite di Kathryn Bigelow si affrontano le paure contemporanee legate alle armi atomiche, mentre nel film cinese di Cai Sangjun intitolato (in inglese) The Sun Rises on Us All si riflette sui dilemmi etici e morali di chi vive in Cina in questi anni. Frankenstein di Guillermo del Toro è uno dei film più attesi; il regista lavora al progetto da dieci anni, con un cast stellare (Oscar Isaac e Christoph Waltz) e il generoso finanziamento di Netflix.

Il secondo film italiano in concorso è Elisa di Leonardo di Costanzo, che ha lavorato su uno dei libri dei criminologi Adolfo Ceretti e Lorenzo Natali “Io volevo ucciderla” (2022, Raffaello Cortina Editore) e sulla giustizia riparativa. Per la prima volta in concorso a Venezia Valérie Donzelli con À Pied d’Oeuvre racconta la storia di un fotografo che abbandona tutto per dedicarsi alla scrittura spesso facendo lavori umilianti, un Bastien Bouillion resiliente.

Silent Friend, invece, ambientato in tre epoche diverse e diviso in tre episodi, ognuno su un supporto diverso, parla del mondo vegetale e della sua influenza sugli esseri umani. È stato realizzato da Ildikó Enyedi in un giardino botanico in Germania. Girato in 70 mm come The Brutalist, anche The Testament of Ann Lee di Mona Fastvold è un musical che racconta la fondatrice di una setta religiosa che dall’Europa arriva negli Stati Uniti. Un altro esordiente al concorso di Venezia è Jim Jarmusch, che con Father, Mother, Sister, Brother (con interpreti Adam Driver, Cate Blanchett e Tom Waits) propone tre episodi che trattano i rapporti familiari con ironia e tenerezza.

Torna invece Yorgos Lanthimos con Bugonia e di nuovo Emma Stone in un remake di un film coreano del 2003, una commedia fantascientifica. Ancora una volta l’Italia è in concorso con Pietro Marcello e il suo Duse, interpretato da Valeria Bruni Tedeschi, il suo film più ambizioso realizzato con materiale d’archivio. Un film ben fatto di Franco Maresco su Carmelo Bene è il quarto italiano, mentre il quinto è Sotto le Nuvole di Gianfranco Rosi, un bianco e nero su Napoli che crea un mosaico umano e ironico.

Orphan di László Nemes è un film personale che si ispira all’esperienza e ai ricordi di suo padre, segnando un cambio di stile in cui abbandona i lunghi piani sequenza. L’Étrangère di François Ozon è una nuova messa in scena del romanzo di Camus, in bianco e nero, affidata al giovane attore Benjamin Voisin. Park Chan-wook torna a Venezia dopo vent’anni con No Other Choice (titolo tradotto), tratto da un romanzo, che racconta la storia di un manager che perde il lavoro e, dopo due anni di disoccupazione, decide di eliminare i suoi concorrenti per il nuovo impiego. The Smashing Machine di Benny Safdie cambia completamente tema, parlando di un campione di lotta libera interpretato da “The Rock” Dwayne Johnson insieme a Emily Blunt. L’ultimo film è il primo di Shu Qi, intitolato Girl (traduzione di Nühai), dove l’attrice star del cinema asiatico si cimenta per la prima volta nella regia, affrontando la condizione femminile attraverso più generazioni.

Orizzonti e Fuori Concorso: storie dal mondo, tra sperimentazione e memoria

Per la sezione Orizzonti, con i suoi 19 consueti titoli, si inizia con il ritratto non convenzionale di Madre Teresa di Calcutta nel film Mother (di Teona Strugar Mitevska), passando per Hiedra della regista Ana Cristina Barragán, il primo film ecuadoregno in concorso alla Biennale, e l’italiano Il rapimento di Arabella di Carolina Cavalli con Benedetta Porcaroli e Chris Pine. C’è poi il film sui due bambini della minoranza Rohingya costretti a fuggire dal Myanmar con la famiglia: Harà Watan (Lost Land) inizia come un documentario per poi assumere una dimensione favolistica una volta che i due piccoli rimangono soli. Un altro contesto e attori più conosciuti si vedono in Rose of Nevada, ambientato tra i pescatori in Cornovaglia con gli attori George MacKay e Callum Turner (regista Mark Jenkin), e in Late Fame (Kent Jones) con Willem Dafoe, sulla storia di un ex poeta narrata da due newyorkesi.

Tra i film indipendenti oltreoceano c’è anche Pin de Fartie di Alejo Moguillansky, regista parte del collettivo di artisti “El Pampero Cinema”, che richiama Fin de Partie di Samuel Beckett e Barrio Triste di Stillz (famoso per i videoclip musicali), in cui recita anche la star del reggaeton Bad Bunny. Molti altri titoli, provenienti da Mumbai, Ciudad de México, Vienna, Thailandia e Bangkok, saranno presentati nella sezione competitiva Orizzonti, dedicata al cinema indipendente, solitamente proiettata nell’iconica Sala Darsena.

I Fuori Concorso sono undici, tra cui il più significativo è stato quello di chiusura della Mostra Chien 51 di Cédric Jimenez, un film d’azione thriller adrenalinico e fantascientifico ambientato in una Parigi distopica. Tra gli altri, un regista azero sul senso della vita; Il Maestro di Andrea Di Stefano con Pierfrancesco Favino, che racconta il rapporto tra un maestro di tennis e il suo atleta; After Hunt di Luca Guadagnino, prodotto da Amazon e volutamente fuori concorso; In the Hand of Dante con Oscar Isaac, Al Pacino, Martin Scorsese, John Malkovich e Sabrina Impacciatore; un grande ritorno di Gus Van Sant con Dead Man’s Wire; il film d’animazione giapponese Scarlet di Mamoru Hosoda e altri.

Dal film “Frankestein” di Guillermo del Toro

Corti, serie e documentari: l’altra faccia del Festival

I tre cortometraggi Fuori Concorso di quest’anno sono dedicati al tema del clima e dell’ambiente: Yann Arthus-Bertrand (il regista del documentario Human) dedica alla Laguna di Venezia il documentario Origin, che racconta la delicatezza del suo ecosistema e verrà proiettato in pre-apertura; Rachid Bouchareb, con Boomerang Atomic, presenta un breve documentario sui test nucleari condotti dalla Francia nel deserto del Sahara durante l’occupazione dell’Algeria e sui danni conseguenti, anticipando il film che seguirà sullo stesso argomento. L’ultimo corto è di Charlie Kaufman, in coproduzione tra USA e Grecia e girato ad Atene: How to Shoot a Ghost si discosta raccontando la storia di due fantasmi che vagano per la città.

Le serie Fuori Concorso includono Marco Bellocchio con Portofino, una serie francese Une Prophète degli stessi sceneggiatori del film ma con regista italiano, la serie di Hagai Levi Etty e la serie sul Mostro di Firenze Il Mostro di Stefano Sollima. I documentari della sezione Non Fiction, sempre in crescita sia per qualità che per numero, sono quest’anno quindici e tutti di ottima qualità.

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